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giovedì 25 febbraio 2010

il coraggio e la pazienza.

perché? perché ha il coraggio di volere la luna ed anche la pazienza di rimanere con i piedi per terra.

la trovate qua: sito ufficiale
ed anche qua: blog

ps. in bocca al... lupo.

lunedì 9 novembre 2009

parole sante.

chi nasce tondo non può morir quadrato.

lunedì 28 settembre 2009

cose che capitano ai vivi

ovvero non credo nelle leggi di murphy, sono loro che credono, fortemente, in me.

no, niente. in effetti non capisco perchè mi stupisco. a chi potevano dare la macchina sostitutiva con la revisione scaduta da 5 mesi? ma soprattutto... chi poteva avere la stramaledetta fortuna di essere fermata dalla polizia stradale con tanto di verbale e sequestro del libretto?
e non parliamo del fatto che stamattina sono scesa di casa all'alba cercando un bancomat per prelevare ed ho dovuto girare 4 isolati perchè tutti i bancomat dicevano "prelievo non disponibile".

ed ovviamente è solo lunedì. (e non oso pensare a cosa può riservarmi questa splendida settimana che inizia...)

ah, dimenticavo. paolo fox continua a dire che l'anno prossimo per il cancro sarà un anno FENOMENALE. non so perchè... io inizio ad essere seriamente preoccupata.

venerdì 25 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

il lutto scorrevole

La rappresentazione del dolore più intenso ha mostrato due Italie diverse: quella ufficiale ha riempito le chiese, l'altra era distratta dalla sua quotidianità
Gli anziani ricordano che durante i funerali del Grande Torino l'Italia intera si arrese al dolore. Saracinesche abbassate e lutto al braccio, da Bolzano a Palermo. Un senso di sgomento collettivo, immortalato in pagine stupende da Indro Montanelli, che raccontò una partita di calcio giocata in piazza San Marco dai ragazzini veneziani: si passavano il pallone evocando i nomi dei caduti.
Il lutto allora era il Lutto.

Scavava nelle persone e restava aggrappato per sempre ai fili della memoria. Ma ancora negli anni Settanta la morte di un Papa o una strage terrorista provocavano le stesse reazioni solenni. La tv di Stato dettava la linea, abolendo di colpo i programmi di svago per trasmettere musica classica, mentre le sale da ballo spegnevano le luci e il silenzio regnava assoluto nelle piazze e dentro gli stadi. Era tale la convinzione che il lutto dovesse avere quel genere di struttura tragica che il giorno in cui a Dallas venne assassinato Kennedy i giornali italiani si rifiutarono di pubblicare gli articoli dei loro inviati, che testimoniavano invece il disinteresse dell’America profonda per lo storico evento, surclassato dal campionato di baseball.

Poi il lutto ha incominciato a cambiare anche qui. È successo quando le immagini hanno preso il posto delle parole e le emozioni quello dei sentimenti.
Le immagini e le emozioni sono potenti, ma brevi e superficiali. Come certi temporali estivi che sconquassano il suolo ed evaporano in fretta, senza penetrare in profondità e lasciando la terra più arida e assetata di prima. Nessun evento recente, a parte le Due Torri, è apparso abbastanza memorabile da coinvolgere intensamente una comunità intera. Nessun evento, nemmeno la morte di sei soldati a Kabul. La rappresentazione del dolore che è andata in scena ieri ci ha mostrato due Italie. Quella ufficiale, raccolta lungo il corteo delle bare, nella basilica di san Paolo e nelle tante chiese italiane, come la Gran Madre di Torino, che alla stessa ora si sono riempite di militari. E l’Italia dei telespettatori, la nostra Italia, che ha continuato a lavorare e vivere come sempre. Dove le uniche serrande abbassate erano quelle dei negozi chiusi per turno e molte scuole non avevano neppure la bandiera a mezz’asta. Tutti abbiamo dato un’occhiata ai telegiornali, alla ricerca di un pretesto per commuoverci, purché fosse un pretesto in grado di farci sentire meno bellicosi e più buoni. Lo abbiamo trovato in due bambini. Uno di due anni, l’innocenza assoluta, che indica la bara del papà quasi fosse un gioco. E l’altro di sette, l’infanzia resa adulta dal dolore, che corre sotto l’altare della chiesa per accarezzare il legno che racchiude le spoglie di suo padre. Ci siamo commossi, innaffiando il fazzoletto come il nostro premier in prima fila: stavolta ci ha rappresentati proprio tutti. Abbiamo pianto, ci siamo soffiati il naso. Poi abbiamo chiesto in cucina cosa c’era per secondo. È normale, funziona così ed è persino sciocco scandalizzarsi di questa incapacità cronica di stare dentro le situazioni per più di un attimo. La stessa incapacità che portava la conduttrice di un telegiornale a decantare con occhio umido gli eroi di Kabul e, girato il foglietto, ad assumere un'espressione da maliarda per svelarci l’ultimo gossip post mortem su Lady Diana e l'ex presidente Valéry Giscard d’Estaing.

Il simbolo plastico del cambiamento rimane l’uso del
l’applauso. Fu inventato per sottolineare un'approvazione, mentre oggi si direbbe che la sua funzione principale consista nel coprire i baratri aperti dal silenzio, questa brutta bestia che ci induce a pensare, quindi fa paura e va rimossa come la morte. Le persone che fuori dalla basilica applaudivano le bare erano convinte in buona fede di esprimere solidarietà. In realtà stavano scacciando il dolore che passava dinanzi ai loro occhi, temendone il contagio. Ci avete fatto caso che i familiari delle vittime, gli unici a soffrire davvero, non applaudono mai?

Eppure sarebbe stucchevole rimpiangere il bel lutto che fu. Ogni epoca ha le sue rappresentazioni. L
a nostra ha espulso il sacro e con esso i riti comunitari che gli davano un’aura di credibilità. Si pattina leggeri sulla superficie, affastellando emozioni e mescolando ricordi: fra sei mesi non sapremo più se la tragedia di Kabul è accaduta prima o dopo quella di Nassiriya. D’altronde tutti si rammentano in modo vivido il Vietnam, pure chi non c’era, mentre delle due guerre irachene resta una macedonia di sensazioni in qualche angolo della testa. Proviamo di tutto, ma dimentichiamo anche tutto. Persino la nostra bandiera. Per onorare i caduti, il Pd del Lazio ha stampato un manifesto nero con striscia rossa, bianca e verde: i colori dell’Ungheria.

il lutto scorrevole - massimo gramellini

sabato 12 settembre 2009

e quindi?

il mio oroscopo è scoppiettante. la luna in cancro, e poi venere e da gennaio persino giove. dopo una faticosa primavera finalmente tutto inizia a girare nel verso giusto. il lavoro va bene e l'amore, uh, non ne parliamo. trovo la persona giusta, mi sposo, faccio pure figli. il tutto con il favore delle stelle. mieto successi e riconoscimenti. da non stare nella pelle!
e quindi? l'ultima volta che il mio oroscopo diceva cose del genere per me è stato un anno orribile. ecco. ora, dopo un momento di entusiasmo, posso, tranquillamente, tornare a stirare.

guardando le distanze

"l'estate sta finendo
e un anno se ne va

sto diventando grande

lo sai che non mi va.
"

poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno (no, non sono ancora rughe. è solo il tempo che lascia qualche impronta... ). gli anni passano e si cambia. si cambia in continuazione, nonostante tutto.
guardo le foto di quella che sembra una vita fa. i capelli lunghi ed indomiti e un futuro tutto da inventare e sperimentare. un mese intero a Vienna a studiare il tedesco, che tutt'ora non so parlare, ed a dormire nei parchi in pieno pomeriggio. sono passati tredici anni: i miei capelli sono molto (soprattutto dopo il taglio, netto, di oggi) più corti ed il futuro è ancora lì, da inventare e da provare, senza nessuna certezza apparente in tasca, e nemmeno in un cassetto.
non è questione di voler far un bilancio della propria esistenza. diciamo che provo a fare due somme e due sottrazioni, giusto per capire se gli investimenti hanno fruttato dei guadagni, oppure se sono in perdita.
non riesco, nonostante le somme e le sottrazioni, ad avere la percezione di quanto sono cambiata. guardando indietro mi rendo conto che alcune cose non sono più le stesse, ma non ho idea di quando sia capitato. ma è capitato, e me ne sono accorta dopo mesi, me ne sono accorta anche grazie a qualche buona amica che riesce, sempre, a darmi uno sguardo diverso su come sto al mondo.
sono cambiata, ma c'è una ferita dentro me che non riesco, nonostante tutto, a far passare. la chiamano la ferita dei non amati e sembra quasi un paradosso dirlo perchè mi rendo conto di aver sempre ricevuto tantissimo amore. ma una parte, fondamentale, di quell'amore lo vedo adesso, a trent'anni. lo vedo perchè razionalmente capisco certe cose. lo vedo, ma tutt'ora, non riesco a riconoscerlo. è proprio questo il difficile dell'amore, riconoscerlo.
e così sono incastrata, da una vita intera, in dinamiche che non so come scardinare. ed ogni volta che mi sento allontanata da qualcuno ricado nello stesso vortice. e non serve a niente metterci tutto il raziocinio ed il cinismo che ho. non serve a niente. ogni volta, ogni dannatissima volta, mi ritrovo davanti a quella stessa ferita. ed ogni volta faccio sempre gli stessi errori.
ed è complicato spiegare. spiegare che non sono capace ad affrontare i conflitti. che le distanze ed i silenzi aprono dentro me una ferita che non riesco a sopportare. che ogni volta mi sento in difetto. che la distanza ed il silenzio mi danno la sensazione, ogni volta di più, di non essere accettata, capita, oppure solo voluta. la sensazione che se sono me stessa e sono sincera non vado bene, che avrei dovuto essere diversa, avrei dovuto capire, per non perdere tutto.
come essere davanti ad una porta. e per quanto ti dicano che è solo socchiusa e basta un attimo di tempo perchè si riapra, io continuo a vederla chiusa. e quel vederla chiusa m'incastra e m'ingabbia.
eh si, sto diventando grande. e poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno. ora sono davanti ad una porta e, nonostante tutto, non so davvero che fare.

giovedì 10 settembre 2009

scoperte coperte di stelle.

a settembre le stelle cadenti sono un lontano ricordo di un estate che se ne sta andando. ma le stelle rimangono, non cadono, rimangono fisse in cielo ad indicarci la strada. sento ancora l'erba sotto i piedi e l'aria buona di rugiada e sole. sento un profumo che non riesco a dimenticare, per troppi motivi, ancora addosso. sento anche il silenzio e non lo riempio. lo guardo e l'osservo, per quanto riesco, stando lontana.
ho aperto il mio vaso di pandora. l'ho aperto in una notte in cui cadevano le stelle ed ora tutto è allo scoperto. l'ho aperto a chi mi ha chiesto sincerità ed onestà. l'ho aperto dimenticando tutto, persino le strategie e la diplomazia. ho tirato fuori da pieghe assopite d'anima tutto quello che era nascosto. i desideri che silenziosamente tenevo stretti e le paure che facevo finta di non vedere. ho tirato fuori dal cappello tutto, svuotando un anima troppo colma di cose non dette. ho aperto il mio vaso di pandora ed ho elencato tutto, anche quello che mi ero dimenticata ci fosse.
ho aperto il mio vaso di pandora dimenticando che certe cose non bisogna tirarle fuori. che chi ti chiede sincerità, ti chiede sempre quella che è in grado di reggere in quel momento e non la tua. la tua sincerità complicata ed ingombrante. dimenticando che le apparenze ingannano, soprattutto quando parlano di schemi e di regole che non esistono. perchè un anima anarchica ha molte più regole e schemi delle altre.
ho aperto il mio vaso di pandora ritrovandomi, nell'istante successivo, in un gioco dove io posso solo decidere se rimanere oppure andarmene. dove le regole sono imposte, come i silenzi e le modalità. dove tutto ha dei limiti e dei confini.
e le stelle rimangono fisse in cielo, senza cadere. con le loro carte coperte ed i loro silenzi. con le mie scoperte di confini che non sapevo di avere, non conoscendo l'esatta estensione di quel vaso scoperchiato. rimangono fisse, ferme ed immobili in un cielo che credono essere fatto per loro, pieno di scorciatoie e facili vittorie.
ho aperto il mio vaso di pandora davanti ad una stella che non sa più cadere e non si accorge di stare perdendo, lentamente, tutto il suo fascino.

Boys Don't Cry Trailer

mi ostino a riguardarlo. ed ogni volta è un pugno allo stomaco. ogni volta un dolore dentro al petto forte e diretto. una storia vera, per quanto romanzata dal film. una storia crudele e spietata come sa esserlo solamente la realtà. sono passati 16 anni dalla morte di Brandon Teena e con l'ondata di omofobia e transfobia che stiamo vivendo in Italia mi chiedo quanto le cose siano cambiate. quanto coraggio dovremo avere per vivere la nostra normalissima diversità alla luce del sole, quanto sudore per ottenere dignità. perchè alla fine, sembra un paradosso dirlo, l'unica cosa necessaria ad ogni essere umano è vivere con dignità. e questa dignità è fatta da diritti e doveri, da riconoscimento e libertà.

qualche giorno fa a Roma un manifesto recitava "I Have A Dream... i froci al colosseo ma con i leoni!" e così mi sono ritrovata a parlare con varie amiche ed amici di paura. paura di questa violenza che si sente nell'aria, paura che la situzione degeneri, paura che questi ragazzi con la testa rasata si sentano legittimati a fare tutto. mi sono ritrovata a pensare alle mie paure.

ho le paure che hanno tutti. ho paura di innamorarmi e di rovinare tutto. ho paura di non riconoscere uno sguardo e perdermi dietro chimere inutili e prive di senso. di un futuro che vedo in salita e pieno di ostacoli. di non smettere mai di essere precaria, sia nel lavoro che nella vita. di veder andar via le persone che amo e non saperlo accettare. di non arrivare a fine mese e di dimenticare il ferro da stiro acceso. che i miei genitori non ci siano più perchè mi chiedo se sarò in grado di stare in piedi senza di loro. di non saper difendere un piccolo principe dalle brutture del mondo. di perdere il treno, oppure l'aereo, perchè parto sempre in ritardo.

non ho paura di essere quello che sono, sorridendo e andando avanti con la mia miglior andatura strafottente. non sono ancora stanca di lottare e non ho paura. non ho paura di chi manifesta coprendosi il viso, perchè non vedo nessuna forza nel nascondersi. non ho paura di chi si mette nel branco ed imbraccia un bastone, perchè credo che sia solo un gesto vigliacco ed ignorante. non ho paura di andare a testa alta e neppure di mettere nome, cognome e faccia, in ogni cosa che faccio. non ho paura della fatica, perchè nemmeno arrivare fino a qua è stata una passeggiata.

e no, non ho nessuna paura dei leoni. perchè se guardo la strada che ho fatto per arrivare fin qua, quello che vedo è che i leoni ho imparato ad ammaestrarli.

mercoledì 9 settembre 2009

alla faccia, ed agli occhi.

sono capitata per caso a leggere quest'articolo: Se pensi di non poter CAMBIARE, io non ti servo. E io non ti voglio. e sarebbe da quotare parola per parola, virgola per virgola. da leggere e da rileggere. riflettendoci bene.
mi descrivono, solitamente, come una persona che poco si adatta ai cambiamenti e poco incline a cambiare. come una persona rigida ed inflessibile, soprattutto con me stessa. se mi guardo allo specchio, però, di cambiamenti ne vedo tanti ed altrettanti li vedo in corso d'opera. si cambia, si modificano i punti di vista, si ampliano gli orizzonti e le prospettive. si cresce, per dirla tutta. si capisce pian piano quello che si vuole, oppure quello che non si vuole. si prende confidenza con se stessi e consapevolezza di quello che si è, e di quale direzione si prende.
nessuno rimane mai uguale a se stesso per sempre. fosse anche solo per le rughe d'espressione e d'esperienza che ci portiamo in viso. quello che ci capita e le persone che passano dalla nostra vita ci cambiano. a volte anche radicalmente.
e così faccio mie la parole di quest'articolo: "Io sono cambiato anche soffrendo. Cerco di imparare. Cerco di imparare anche l’amore. Non ambisco all’attrito di per sé, non sono mica scemo. Ma non lo sfuggo di principio, non ho paura, non lo considero un indizio della fine. L’amore non è un assioma sganciato dalla realtà, un oggetto teorico e indimostrabile. Se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."
si. alla faccia dell'andatura strafottente, delle strade crudeli e dei corridoi di ridicolo [cit. brenda brooks - considerate le circostanze], alla faccia del buon senso e della diplomazia. alla faccia di tutto, ma soprattutto della fedeltà che ognuno deve, in primo luogo, a se stesso. tiro fuori il mio sguardo più strafottente e vado avanti con questo pensiero in testa: "se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."

lunedì 7 settembre 2009

cose che capitano ai vivi

se il buongiorno si vede dal mattino... prevedo una giornata assolutamente splendida! un carroattrezzi mi ha appena tamponato la macchina parcheggiata nel cortile dell'ufficio.
eh, son cose, signora mia.

ps. aggiornamento delle 12.58: ho appena scoperto di aver meno fascino della signora in giallo. uh, la giornata di prospetta sempre più splendente! :o)

la tigre

"ognuno di noi ha le sue tigri. io la mia continuo a tenerla al guinzaglio nell'attesa che mi divori."

e che sia una tigre, un gattino a pancia all'aria oppure un nome con tanto di profumo e consistenza della pelle, ognuno di noi ha il suo fantasma. alcuni lo dimenticano fino a quando non si ripresenta davanti agli occhi, altri fanno finta di non vederlo nascondendosi dietro scuse poco plausibili, altri ancora lo affrontano quotidianamente, sperando di riuscire a salvarsi.

ho camminato nel fresco di un estate che sbiadisce come carta lasciata al sole. ho camminato per arrivare là, dove è possibile guardare tutta la città che si accende mentre il buio la inghiotte. mi sono seduta davanti alle montagne silenziose ed ho aspettato che passasse il tempo. e nel buio ho sentito arrivare la tigre. sapevo che sarebbe arrivata, sapevo mi avrebbe trovato. mi trova sempre, da tanti anni ormai. non serve a niente provare a nascondermi oppure a fuggire. lei, ad un certo punto, arriva. ed ogni volta ha una forma diversa. ogni volta cambia, come cambia la mia vita. ed ogni volta che l'ho vista cambiare ho pensato di aver sconfitto un fantasma e di dover affrontarne uno nuovo.
nel tramonto di quest'estate che finisce per la prima volta ho trovato il coraggio ed il sangue freddo di puntare i miei occhi nei suoi ed ho capito che pur cambiando forma è sempre la stessa tigre. sempre la stessa paura da affrontare, sempre lo stesso fantasma.
ed ora cammino, spalle larghe, mani in tasca e la mia solita andatura, con una tigre al guinzaglio. è la mia tigre, ha i miei stessi occhi.

domenica 6 settembre 2009

leggero, nel vestito migliore

qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto "cosa vorresti?"
io ho risposto solo "non importa."
beh, tutto d'un fiato.

vorrei ricordarmi di sorridere ogni volta che c'è un imprevisto. dimenticarmi di prendere ogni cosa troppo sul serio e far scivolare via le gocce di malinconia che ogni tanto mi piovono addosso. riuscire a vivere quello che c'è, nel momento in cui c'è. senza logorarmi troppo con le conseguenze future e futuribili. scommettere su me stessa e su quello che posso fare. senza timori e senza paure. trovare il modo di girare pagine e cancellare la rabbia che mi rimane dentro. dormire dieci ore di seguito e svegliarmi con un bacio. essere un "tesoro" e dimenticarmi, ogni tanto, di tutti i doveri e le responsabilità. vivere con leggerezza senza dimenticare le profondità dell'anima e dei sentimenti. imparare dagli errori fatti, sperando che non abbiano rovinato tutto. vivere qui ed ora, tenendomi stretta il passato e sognando il futuro. vorrei una giornata al mare e rimanere sulla sabbia fino al tramonto. andare a fare la spesa e ritirare i vestiti in lavanderia. la colazione e le chiacchiere prima di addormentarsi. dividere l'ultimo pezzo di cioccolato ed addormentarsi in un abbraccio. ricordarsi di comprare l'acqua ed anche il dentifricio che è finito. comprare un regalo senza che ci sia una motivo, ma solo perché è quello giusto. riparare la porta del mobile che si scassa ogni due settimane e capire perché pur con la lista della spesa si comprano sempre un sacco di stronzate. programmare le vacanze e cambiare venti volte destinazione. organizzare tutto e poi perdersi e cambiare idea e voglia. partire con la tenda e poi fermarsi in quell'agriturismo romantico che si vede dalla strada. i pranzi con i parenti e le serate con gli amici. un cane e qualche gatto e tutto il caos che ne deriva. rimanere in silenzio per tutta la sera e dimenticarsi di fare da cena. vorrei perdermi e ritrovarmi ogni volta, dimenticandomi di soffrire e ricordandomi di sorridere con il cuore.

"leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno senza destinazione. leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po' di sole ed in bocca una canzone."

giovedì 13 agosto 2009

cosa fatta capo ha, ovvero di viaggi e di miraggi.

"Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria." (francesco de gregori - viaggi e miraggi)
ho camminato sul filo dell'equilibrio per ritrovare certe cose che avevo perso nel tempo e in certi spazi che non potevano essere miei. ho camminato a piedi nudi sull'erba per ritrovare quello che sono e i mille pezzi d'anima che ho permesso venissero buttati al vento. ho respirato aria buona per liberare i polmoni dalla rabbia che si era sedimentata. ed ora non so a che punto sono, forse sono nel bel mezzo di un viaggio e quindi è anche anacronistico parlare di partenze oppure di ritorni.
ho aspettato. ho aspettato che cadessero le stelle. che il sole tornasse a brillare e che la pioggia lavasse via tutto. ho aspettato a lungo, rimanendo immobile e cercando di sopravvivere a quell'istinto che mi riporta dove mi hanno spezzato per replicare quell'istante. immobile per non spostarmi oltre a quello che sono e quello che voglio. ho aspettato lasciando che la cicatrice di quella rottura rimanesse lì, dove deve stare. sopra le cicatrici passate, sopra quell'istante che reitero da anni, senza mai salvarmi.
ho camminato, respirato ed aspettato. mischiando le cose. cambiano l'angolo di prospettiva. lasciando prendere aria alla carne viva ed evitando il rumore delle parole. ho aspettato in un silenzio frastornante fatto di cose non dette e di recriminazioni tanto giuste quanto inutili.
ho dimenticato di dormire e dimenticato di tornare a casa. ho dimenticato di ricordare e ricordato di dimenticare. e poi mi sono accorta che sono già andata oltre a quella ferita. che la cicatrice c'è. e rimane lì, dove deve stare.
perchè non serve la distanza ed il silenzio per aggiustare le cose. le cose non si aggiustano dopo averle rotte. cosa fatta capo ha. non ritorna mai più niente. forse ci sarà qualcosa di diverso, forse più bello, oppure non ci sarà niente.
cosa fatta capo ha. senza punti di sospensione. perchè la grammatica del cuore dice che se la frase continua si mette una virgola, oppure, se finisce, si mette il punto.

De Gregori - Viaggi e Miraggi

mercoledì 12 agosto 2009

un mondo all'altezza dei sogni che ho

ieri sera ho visto una stella cadere. ed era bella e luminosa, come un errore nel cielo, uno sguardo dato di sfuggita e quel piccolo dubbio che ti assale che "l'avrò vista davvero, oppure è stata solo un ombra nel cielo chiaro di luna e luci di città?".
non credo negli oroscopi e nemmeno nelle stelle cadenti. faccio un sorriso quando li vedo e mi sembrano prospettare qualcosa di buono, ma ho imparato che se voglio qualcosa di buono me lo devo andare a prendere. stelle comprese.
e così ho fatto un sorriso a quella stella ieri sera. chissà quanti occhi l'hanno vista e chissà quanti desideri. io ne ho espresso uno piccolo cercando di non disturbare e di non esagerare. uno fragile e forte come il sonno della prima alba mattutina. caldo ed avvolgente come un abbraccio in cui perderti oppure far perdere qualcuno. senza pensieri e con il cuore sereno.
ieri sera ho respirato aria buona a pieni polmoni. senza parole e con un sorriso gratis vicino. in un serata che poteva sembrare storta ed inutile. forse lo è stata, ma so che non si possono cancellare le stelle, nemmeno quelle che cadono.
e con l'aria buona e le stelle in cielo ho scoperto che in certi posti del mondo la pioggia ha un sapore diverso. che la rugiada è un concetto effimero e l'alba ha colori tersi e brillanti. che l'odore del caffè ripieno di zucchero è una coccola inaspettata e piacevole. che l'aria della notte non sempre è pungente, ma a volte sa accarezzarti e farti star bene.
ho scoperto che certi cuccioli che sembrano smarriti e spaventati con una zampata ed uno sguardo sanno tenere a bada un leone, rendendosi conto che dietro a quella maschera c'è solo un cucciolo altrettanto spaventato e smarrito. che quando certi leoni ruggiscono bisogna aprire bene le orecchie ed ascoltare tutti i ruggiti non detti, che solamente quelli dicono la verità.
che non esistono libretti d'istruzione per certi cuori ma bisogna navigare a vista, come in mezzo alla nebbia. navigare lentamente ed aspettare i segnali. e lo diceva anche Pennac quello che manca nella vita non sono i segni, quello che manca è il codice per interpretarli. oppure semplicemente seguire il proprio istinto e perdersi in un silenzio frastornante seguendo la musica che c'è. perchè è sempre questione di musica.
ho respirato le stelle e camminato sotto aria buona, ed ho visto quanto può essere fragile una roccia. ho cullato quella fragilità nel silenzio. ho respirato aria di stelle ed ho visto quello che non dovevo vedere, nascosto tra pieghe ed erba calpestata. ed ho amato un pochino di più le mie fragilità, quelle che conosco e che chiamo per nome, e quelle che devo ancora imparare a riconoscere.
ho ritrovato la mia andatura strafottente e le mie spalle larghe non dal nuoto ma dal passare delle esperienze. il mio sguardo verso il cielo in attesa della prossima stella cadente e la mia anima arruffata e spettinata.
ho respirato aria buona ed ho visto una stella cadere. era bella e luminosa. ho provato a parlarci ed a capirla. l'ho guardata per vedere le zone d'ombra nascoste dalla fuggevole luce, perchè quelle zone d'ombra sono la sua parte più vera e poco importa se non sono perfette oppure stridono nel silenzio che c'è.
ho provato, ed alla fine è arrivata la luce dell'alba con la rugiada. eppoi non era nemmeno tanto l'alba che la rugiada se ne era già andata da un pezzo e c'erano solo sbadigli, caffè ed il traffico del 12 agosto, assonnato e pigro.

martedì 11 agosto 2009

Smile, without a reason why...

la notte di san lorenzo. notte di stelle cadenti e di desideri pronti all'uso, speranze lontane dal morire ed attese che logorano e riempiono e svuotano.
cose, vite, esperienze, dolori ed attese. sorrisi e sguardi e gioie inattese. tutto si mescola davanti ad una piccola luce in cielo a cui appendere il desiderio più profondo e sincero.

camminando a piedi nudi sull'erba ho incontrato una persona. una persona sorridente e bella, con una vita piena e solare. un lavoro che ama ed un esistenza che si è ritagliata a pelle, come un abito su misura. capace di raccontarsi e di mettersi in gioco, ogni volta. sovrana di un regno costruito ad arte per nascondere tutto quello che manca. mi sono lasciata travolgere dal profumo di buono e da ricordi mai sopiti che tengo ancora nel cuore. ho ricordato di avere le ali e le ho spiegate per volare. un volo breve, dopo mesi di terraferma e vertigini. mi sono lasciata prendere per mano ed ho assaporato la dolcezza del silenzio e della luna.

camminando a piedi nudi sull'erba, sotto un cielo limpido di stelle e di una luna luminosa e sincera mi sono ricordata che si può sorridere senza una ragione. ed allora ho sorriso... ho sorriso sull'apparenza che inganna. sulla felicità ostentata del mondo e sulla realtà sempre più nascosta e crudele. su operazioni chirurgiche fatte per asportare cuori malandati e stanchi di troppo dolore. sull'impotenza di un amore che non torna e sui muri altissimi che nascondono certi cuori. sulla pelle liscia come seta e su brividi che non si sentono più, nonostante tutto.

camminando a piedi nudi sull'erba ho sentito il profumo della rugiada ed il silenzio assordante dei grilli, ho salutato il primo sole del mattino ed ho dimenticato il sonno e la stanchezza di ricordi che pian piano metto via.

venerdì 17 luglio 2009

abbracciorso

Buon Compleanno. Orso.
grazie. ed un grazie, davvero, non basta.
è necessario anche un abbracciorso.

sarà pure venerdì 17. a me sembra una giornata davvero bella.
una giornata di quelle che ti scaldano il cuore.
ed anche l'oroscopo è concorde. Brezsny, per il cancro, per la settimana dal 17 al 23 luglio dice:

Vorrei che facessi una breve descrizione dei cinque momenti più belli della tua vita. Lascia che la tua fantasia si soffermi amorevolmente su questi ricordi per una ventina di minuti. E la prossima settimana cerca di farli restare a galla nella tua coscienza. Quando ti accorgerai che un flusso di pensieri negativi sta per investirti, interrompilo immediatamente fantasticando su questi cinque momenti di grande estasi. Questo esercizio ti aiuterà a prepararti alla Nuova era di felicità rilassata e tenera bellezza, che secondo le mie previsioni arriverà molto presto. Se riesci a far tacere la parte più cupa e imbronciata della tua mente, hai ottime probabilità di vivere un’esperienza estatica che scalerà la top five. (Internazionale)

ecco. non credo ci sia niente da dire. ;)

venerdì 3 luglio 2009

cose che capitano ai vivi

domande fuori luogo (per non dire altro).

abbiamo avuto in locazione onerosa (ovvero paghiamo l'affitto) dal comune una nuova sede per il circolo. in questa sede, ovviamente, occorre fare dei lavori. da più di un anno stiamo facendo un estenuante campagna di reperimento fondi. feste, cene, presentazioni, richieste di donazioni ecc ecc. decidiamo, per riuscire ad arrivare alla cifra, di accettare dei prestiti dai soci visto che la legge ce lo concede (prestiti che saranno infruttiferi).

ieri, in una riunione, mentre il tesoriere cercava di spiegare la situazione economica (che essendo un associazione culturale non a scopo di lucro non è mai una situazione florida), è uscita questa domanda: "ma servono donazioni oppure prestiti?".

eh si, in Italia, abbiamo un preoccupante problema di fuga dei cervelli.