sabato 11 settembre 2010
sabato 19 dicembre 2009
impronte nella neve
lasciamo impronte nella vita. le lasciamo sempre. quando ce ne andiamo, quando rimaniamo, quando un sorriso ci scappa all’improvviso. le lasciamo anche quando veniamo allontanate e rifiutate. piccole, grandi, impercettibili oppure indelebili, le nostre impronte. le lasciamo, come dimenticate, nella vita degli altri. e gli altri le lasciano nella nostra. anche quando vorremmo dimenticare, andare avanti, dormire, sognare e nuovamente sorridere.
impronte ovunque. come le luci del traffico in una serata prenatalizia. come il groviglio che, spesso, abbiamo dentro. lasciamo impronte ma non riusciamo a vederle. non ci riusciamo, nonostante gli occhi buoni e la luce accesa.
basta una nevicata. basta un piccolo strato di neve bianca per terra e la strada verso casa. il rumore delle scarpe nel silenzio ovattato che c’è e, finalmente, le vediamo: le nostre impronte, quelle del ragazzo passato prima di noi con il cane e quelle, infinite, degli altri.
infinite impronte, ovunque. ed in mezzo le nostre, ovunque. anche quando non le vediamo più. anche quando non c’è luce. anche quando sembra andato tutto storto. anche quando è natale e non riesci più ad accorgertene.
sabato 12 dicembre 2009
Lily Allen - Fuck you
do you really enjoy living a life that’s so hateful
cause there’s a hole where your soul should be
you’re losing control of it
and it’s really distasteful.
domenica 1 novembre 2009
lunedì 5 ottobre 2009
voli pindarici e giravolte
ecco, come glielo spieghi?
mercoledì 23 settembre 2009
il tutto scorrevole
tutto scorre. bisogna guardare tutto, ascoltare tutto, e fare il pieno di emozioni. tutto scorrevole. tranne quei pochi che hanno ancora cuore per saper che differenza fa vedere e sentire. e soprattutto che differenza fanno i sentimenti.
tutto scorre, mentre c'è chi ancora vede l'autunno con la malinconia e lo splendore dei suoi colori. l'inverno con il freddo che taglia la pelle e le nevicate. la primavera con il verde delle colline e le prime serate calde. ed anche l'estate, con la frutta matura degli alberi ed il cielo limpido. e se la piantassi di scorrere e di passare in fretta potresti finalmente fermarti e smettere di guardare il dito che ti indica la luna.
sabato 12 settembre 2009
e quindi?
e quindi? l'ultima volta che il mio oroscopo diceva cose del genere per me è stato un anno orribile. ecco. ora, dopo un momento di entusiasmo, posso, tranquillamente, tornare a stirare.
guardando le distanze
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va."
poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno (no, non sono ancora rughe. è solo il tempo che lascia qualche impronta... ). gli anni passano e si cambia. si cambia in continuazione, nonostante tutto.
guardo le foto di quella che sembra una vita fa. i capelli lunghi ed indomiti e un futuro tutto da inventare e sperimentare. un mese intero a Vienna a studiare il tedesco, che tutt'ora non so parlare, ed a dormire nei parchi in pieno pomeriggio. sono passati tredici anni: i miei capelli sono molto (soprattutto dopo il taglio, netto, di oggi) più corti ed il futuro è ancora lì, da inventare e da provare, senza nessuna certezza apparente in tasca, e nemmeno in un cassetto.
non è questione di voler far un bilancio della propria esistenza. diciamo che provo a fare due somme e due sottrazioni, giusto per capire se gli investimenti hanno fruttato dei guadagni, oppure se sono in perdita.
non riesco, nonostante le somme e le sottrazioni, ad avere la percezione di quanto sono cambiata. guardando indietro mi rendo conto che alcune cose non sono più le stesse, ma non ho idea di quando sia capitato. ma è capitato, e me ne sono accorta dopo mesi, me ne sono accorta anche grazie a qualche buona amica che riesce, sempre, a darmi uno sguardo diverso su come sto al mondo.
sono cambiata, ma c'è una ferita dentro me che non riesco, nonostante tutto, a far passare. la chiamano la ferita dei non amati e sembra quasi un paradosso dirlo perchè mi rendo conto di aver sempre ricevuto tantissimo amore. ma una parte, fondamentale, di quell'amore lo vedo adesso, a trent'anni. lo vedo perchè razionalmente capisco certe cose. lo vedo, ma tutt'ora, non riesco a riconoscerlo. è proprio questo il difficile dell'amore, riconoscerlo.
e così sono incastrata, da una vita intera, in dinamiche che non so come scardinare. ed ogni volta che mi sento allontanata da qualcuno ricado nello stesso vortice. e non serve a niente metterci tutto il raziocinio ed il cinismo che ho. non serve a niente. ogni volta, ogni dannatissima volta, mi ritrovo davanti a quella stessa ferita. ed ogni volta faccio sempre gli stessi errori.
ed è complicato spiegare. spiegare che non sono capace ad affrontare i conflitti. che le distanze ed i silenzi aprono dentro me una ferita che non riesco a sopportare. che ogni volta mi sento in difetto. che la distanza ed il silenzio mi danno la sensazione, ogni volta di più, di non essere accettata, capita, oppure solo voluta. la sensazione che se sono me stessa e sono sincera non vado bene, che avrei dovuto essere diversa, avrei dovuto capire, per non perdere tutto.
come essere davanti ad una porta. e per quanto ti dicano che è solo socchiusa e basta un attimo di tempo perchè si riapra, io continuo a vederla chiusa. e quel vederla chiusa m'incastra e m'ingabbia.
eh si, sto diventando grande. e poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno. ora sono davanti ad una porta e, nonostante tutto, non so davvero che fare.
giovedì 10 settembre 2009
scoperte coperte di stelle.
ho aperto il mio vaso di pandora. l'ho aperto in una notte in cui cadevano le stelle ed ora tutto è allo scoperto. l'ho aperto a chi mi ha chiesto sincerità ed onestà. l'ho aperto dimenticando tutto, persino le strategie e la diplomazia. ho tirato fuori da pieghe assopite d'anima tutto quello che era nascosto. i desideri che silenziosamente tenevo stretti e le paure che facevo finta di non vedere. ho tirato fuori dal cappello tutto, svuotando un anima troppo colma di cose non dette. ho aperto il mio vaso di pandora ed ho elencato tutto, anche quello che mi ero dimenticata ci fosse.
ho aperto il mio vaso di pandora dimenticando che certe cose non bisogna tirarle fuori. che chi ti chiede sincerità, ti chiede sempre quella che è in grado di reggere in quel momento e non la tua. la tua sincerità complicata ed ingombrante. dimenticando che le apparenze ingannano, soprattutto quando parlano di schemi e di regole che non esistono. perchè un anima anarchica ha molte più regole e schemi delle altre.
ho aperto il mio vaso di pandora ritrovandomi, nell'istante successivo, in un gioco dove io posso solo decidere se rimanere oppure andarmene. dove le regole sono imposte, come i silenzi e le modalità. dove tutto ha dei limiti e dei confini.
e le stelle rimangono fisse in cielo, senza cadere. con le loro carte coperte ed i loro silenzi. con le mie scoperte di confini che non sapevo di avere, non conoscendo l'esatta estensione di quel vaso scoperchiato. rimangono fisse, ferme ed immobili in un cielo che credono essere fatto per loro, pieno di scorciatoie e facili vittorie.
ho aperto il mio vaso di pandora davanti ad una stella che non sa più cadere e non si accorge di stare perdendo, lentamente, tutto il suo fascino.
mercoledì 9 settembre 2009
alla faccia, ed agli occhi.
mi descrivono, solitamente, come una persona che poco si adatta ai cambiamenti e poco incline a cambiare. come una persona rigida ed inflessibile, soprattutto con me stessa. se mi guardo allo specchio, però, di cambiamenti ne vedo tanti ed altrettanti li vedo in corso d'opera. si cambia, si modificano i punti di vista, si ampliano gli orizzonti e le prospettive. si cresce, per dirla tutta. si capisce pian piano quello che si vuole, oppure quello che non si vuole. si prende confidenza con se stessi e consapevolezza di quello che si è, e di quale direzione si prende.
nessuno rimane mai uguale a se stesso per sempre. fosse anche solo per le rughe d'espressione e d'esperienza che ci portiamo in viso. quello che ci capita e le persone che passano dalla nostra vita ci cambiano. a volte anche radicalmente.
e così faccio mie la parole di quest'articolo: "Io sono cambiato anche soffrendo. Cerco di imparare. Cerco di imparare anche l’amore. Non ambisco all’attrito di per sé, non sono mica scemo. Ma non lo sfuggo di principio, non ho paura, non lo considero un indizio della fine. L’amore non è un assioma sganciato dalla realtà, un oggetto teorico e indimostrabile. Se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."
si. alla faccia dell'andatura strafottente, delle strade crudeli e dei corridoi di ridicolo [cit. brenda brooks - considerate le circostanze], alla faccia del buon senso e della diplomazia. alla faccia di tutto, ma soprattutto della fedeltà che ognuno deve, in primo luogo, a se stesso. tiro fuori il mio sguardo più strafottente e vado avanti con questo pensiero in testa: "se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."
martedì 8 settembre 2009
Allegriaaaaaaa...
non mi piace e non mi è mai piaciuta la caccia alle belle parole appena il personaggio di turno passa a miglior vita. che, chissà come mai, ma da morti so' tutti bravi. non discuto minimamente quello che ha fatto e quello che è stato con il suo modo di essere e fare televisione. ma non credo che sia per i meriti artistici che la gente rimane dispiaciuta. credo che la questione sia un altra.
ho 31 anni. sono cresciuta con la televisione fino a quando non ho deciso di spegnerla e relegarla a compagna di sporadiche sere in cui sono persin troppo pigra per affittarmi un film e vederlo. ed ora leggo che Mike è morto. e non mi dispiace perchè sono sentimentale (anche se dannazione, lo sono!). mi dispiace perchè è stato, alla fine, come un "nonno". quando ero piccola lui era già in tv e l'ho visto invecchiare. e così ora mi stranisce un po' pensare che non farà l'ennesima pubblicità con Fiorello oppure che non verrà invitato per la settecentesima volta a prendere il telemiao alla carriera. mi stranisce come mi straniscono le morti delle persone che conosco da sempre, anche se non hanno mai fatto parte della mia vita, se non marginalmente. il vecchio sindaco del paese con cui chiacchieravo sempre quando andavo a trovare i nonni, oppure la negoziante del paese da cui non volevo mai andare perchè mi chiamava "stella" e spiegava, ogni volta, a tutti gli altri acquirenti chi ero e cosa facevo. oppure l'edicolante da cui andavo ogni settimana a comprare il "topolino".
mi straniscono queste perdite. forse perchè mi danno la netta sensazione del tempo che passa portandosi via le cose. come se si portasse via un pezzo di me che d'ora in avanti potrò ritrovare solo nei ricordi. un po' come quando è morto mio nonno ed ho sentito come se un pezzo della mia infanzia se ne andasse e non era solo perchè affrontavo un lutto doloroso ed ingombrante. perchè con lui se ne andavano le mie estati a piedi nudi e le gite la domenica. le giornate a giocare a nascondino e le corse per i campi dopo aver "preso in prestito" la frutta dagli alberi del vecchio lattoniere del paese. llo stare a zonzo con gli amici a combinare guai e le domeniche a "servir messa" per avere la mancia. le cene alla domenica sera in cui c'era sempre qualcuno che arrivava tardi e un posto sempre pronto per essere aggiunto. la vendemmia e l'uva da schiacchiare, la nebbiolina di settembre e le castagne ad ottobre per scaldare le mani. le vacanze di natale ed il carbone alla befana. le scarpe slacciate ed le bucce d'arancia sulla stufa. la brace nel letto per togliere un po' di gelo e le coperte spesse e pesanti sotto cui non ci si riusciva a muovere. le lenzuola di lino con le iniziali di papà ed il cane che saltava sul letto per svegliarti. il latte appena munto e la legna da sistemare.
la netta sensazione del tempo che passa. e le cose che se ne vanno. e tutti i cambiamenti che si vedono nitidamente come sotto una lente d'ingrandimento. ed un po' di malinconia rimane sempre. perchè molte cose, a viverle adesso, hanno un altro sapore e poco importa se migliore oppure peggiore. e quel sapore che sembra andarsene ti rimane addosso come una seconda pelle e sa di buono e sa di casa. ed ogni volta che chiudi gli occhi e e ci pensi... riesci solo a sorridere.
lunedì 7 settembre 2009
la tigre
e che sia una tigre, un gattino a pancia all'aria oppure un nome con tanto di profumo e consistenza della pelle, ognuno di noi ha il suo fantasma. alcuni lo dimenticano fino a quando non si ripresenta davanti agli occhi, altri fanno finta di non vederlo nascondendosi dietro scuse poco plausibili, altri ancora lo affrontano quotidianamente, sperando di riuscire a salvarsi.
ho camminato nel fresco di un estate che sbiadisce come carta lasciata al sole. ho camminato per arrivare là, dove è possibile guardare tutta la città che si accende mentre il buio la inghiotte. mi sono seduta davanti alle montagne silenziose ed ho aspettato che passasse il tempo. e nel buio ho sentito arrivare la tigre. sapevo che sarebbe arrivata, sapevo mi avrebbe trovato. mi trova sempre, da tanti anni ormai. non serve a niente provare a nascondermi oppure a fuggire. lei, ad un certo punto, arriva. ed ogni volta ha una forma diversa. ogni volta cambia, come cambia la mia vita. ed ogni volta che l'ho vista cambiare ho pensato di aver sconfitto un fantasma e di dover affrontarne uno nuovo.
nel tramonto di quest'estate che finisce per la prima volta ho trovato il coraggio ed il sangue freddo di puntare i miei occhi nei suoi ed ho capito che pur cambiando forma è sempre la stessa tigre. sempre la stessa paura da affrontare, sempre lo stesso fantasma.
ed ora cammino, spalle larghe, mani in tasca e la mia solita andatura, con una tigre al guinzaglio. è la mia tigre, ha i miei stessi occhi.
domenica 6 settembre 2009
leggero, nel vestito migliore
io ho risposto solo "non importa."
beh, tutto d'un fiato.
vorrei ricordarmi di sorridere ogni volta che c'è un imprevisto. dimenticarmi di prendere ogni cosa troppo sul serio e far scivolare via le gocce di malinconia che ogni tanto mi piovono addosso. riuscire a vivere quello che c'è, nel momento in cui c'è. senza logorarmi troppo con le conseguenze future e futuribili. scommettere su me stessa e su quello che posso fare. senza timori e senza paure. trovare il modo di girare pagine e cancellare la rabbia che mi rimane dentro. dormire dieci ore di seguito e svegliarmi con un bacio. essere un "tesoro" e dimenticarmi, ogni tanto, di tutti i doveri e le responsabilità. vivere con leggerezza senza dimenticare le profondità dell'anima e dei sentimenti. imparare dagli errori fatti, sperando che non abbiano rovinato tutto. vivere qui ed ora, tenendomi stretta il passato e sognando il futuro. vorrei una giornata al mare e rimanere sulla sabbia fino al tramonto. andare a fare la spesa e ritirare i vestiti in lavanderia. la colazione e le chiacchiere prima di addormentarsi. dividere l'ultimo pezzo di cioccolato ed addormentarsi in un abbraccio. ricordarsi di comprare l'acqua ed anche il dentifricio che è finito. comprare un regalo senza che ci sia una motivo, ma solo perché è quello giusto. riparare la porta del mobile che si scassa ogni due settimane e capire perché pur con la lista della spesa si comprano sempre un sacco di stronzate. programmare le vacanze e cambiare venti volte destinazione. organizzare tutto e poi perdersi e cambiare idea e voglia. partire con la tenda e poi fermarsi in quell'agriturismo romantico che si vede dalla strada. i pranzi con i parenti e le serate con gli amici. un cane e qualche gatto e tutto il caos che ne deriva. rimanere in silenzio per tutta la sera e dimenticarsi di fare da cena. vorrei perdermi e ritrovarmi ogni volta, dimenticandomi di soffrire e ricordandomi di sorridere con il cuore.
"leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno senza destinazione. leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po' di sole ed in bocca una canzone."
giovedì 13 agosto 2009
cosa fatta capo ha, ovvero di viaggi e di miraggi.
ho camminato sul filo dell'equilibrio per ritrovare certe cose che avevo perso nel tempo e in certi spazi che non potevano essere miei. ho camminato a piedi nudi sull'erba per ritrovare quello che sono e i mille pezzi d'anima che ho permesso venissero buttati al vento. ho respirato aria buona per liberare i polmoni dalla rabbia che si era sedimentata. ed ora non so a che punto sono, forse sono nel bel mezzo di un viaggio e quindi è anche anacronistico parlare di partenze oppure di ritorni.
ho aspettato. ho aspettato che cadessero le stelle. che il sole tornasse a brillare e che la pioggia lavasse via tutto. ho aspettato a lungo, rimanendo immobile e cercando di sopravvivere a quell'istinto che mi riporta dove mi hanno spezzato per replicare quell'istante. immobile per non spostarmi oltre a quello che sono e quello che voglio. ho aspettato lasciando che la cicatrice di quella rottura rimanesse lì, dove deve stare. sopra le cicatrici passate, sopra quell'istante che reitero da anni, senza mai salvarmi.
ho camminato, respirato ed aspettato. mischiando le cose. cambiano l'angolo di prospettiva. lasciando prendere aria alla carne viva ed evitando il rumore delle parole. ho aspettato in un silenzio frastornante fatto di cose non dette e di recriminazioni tanto giuste quanto inutili.
ho dimenticato di dormire e dimenticato di tornare a casa. ho dimenticato di ricordare e ricordato di dimenticare. e poi mi sono accorta che sono già andata oltre a quella ferita. che la cicatrice c'è. e rimane lì, dove deve stare.
perchè non serve la distanza ed il silenzio per aggiustare le cose. le cose non si aggiustano dopo averle rotte. cosa fatta capo ha. non ritorna mai più niente. forse ci sarà qualcosa di diverso, forse più bello, oppure non ci sarà niente.
cosa fatta capo ha. senza punti di sospensione. perchè la grammatica del cuore dice che se la frase continua si mette una virgola, oppure, se finisce, si mette il punto.
mercoledì 12 agosto 2009
un mondo all'altezza dei sogni che ho
non credo negli oroscopi e nemmeno nelle stelle cadenti. faccio un sorriso quando li vedo e mi sembrano prospettare qualcosa di buono, ma ho imparato che se voglio qualcosa di buono me lo devo andare a prendere. stelle comprese.
e così ho fatto un sorriso a quella stella ieri sera. chissà quanti occhi l'hanno vista e chissà quanti desideri. io ne ho espresso uno piccolo cercando di non disturbare e di non esagerare. uno fragile e forte come il sonno della prima alba mattutina. caldo ed avvolgente come un abbraccio in cui perderti oppure far perdere qualcuno. senza pensieri e con il cuore sereno.
ieri sera ho respirato aria buona a pieni polmoni. senza parole e con un sorriso gratis vicino. in un serata che poteva sembrare storta ed inutile. forse lo è stata, ma so che non si possono cancellare le stelle, nemmeno quelle che cadono.
e con l'aria buona e le stelle in cielo ho scoperto che in certi posti del mondo la pioggia ha un sapore diverso. che la rugiada è un concetto effimero e l'alba ha colori tersi e brillanti. che l'odore del caffè ripieno di zucchero è una coccola inaspettata e piacevole. che l'aria della notte non sempre è pungente, ma a volte sa accarezzarti e farti star bene.
ho scoperto che certi cuccioli che sembrano smarriti e spaventati con una zampata ed uno sguardo sanno tenere a bada un leone, rendendosi conto che dietro a quella maschera c'è solo un cucciolo altrettanto spaventato e smarrito. che quando certi leoni ruggiscono bisogna aprire bene le orecchie ed ascoltare tutti i ruggiti non detti, che solamente quelli dicono la verità.
che non esistono libretti d'istruzione per certi cuori ma bisogna navigare a vista, come in mezzo alla nebbia. navigare lentamente ed aspettare i segnali. e lo diceva anche Pennac quello che manca nella vita non sono i segni, quello che manca è il codice per interpretarli. oppure semplicemente seguire il proprio istinto e perdersi in un silenzio frastornante seguendo la musica che c'è. perchè è sempre questione di musica.
ho respirato le stelle e camminato sotto aria buona, ed ho visto quanto può essere fragile una roccia. ho cullato quella fragilità nel silenzio. ho respirato aria di stelle ed ho visto quello che non dovevo vedere, nascosto tra pieghe ed erba calpestata. ed ho amato un pochino di più le mie fragilità, quelle che conosco e che chiamo per nome, e quelle che devo ancora imparare a riconoscere.
ho ritrovato la mia andatura strafottente e le mie spalle larghe non dal nuoto ma dal passare delle esperienze. il mio sguardo verso il cielo in attesa della prossima stella cadente e la mia anima arruffata e spettinata.
ho respirato aria buona ed ho visto una stella cadere. era bella e luminosa. ho provato a parlarci ed a capirla. l'ho guardata per vedere le zone d'ombra nascoste dalla fuggevole luce, perchè quelle zone d'ombra sono la sua parte più vera e poco importa se non sono perfette oppure stridono nel silenzio che c'è.
ho provato, ed alla fine è arrivata la luce dell'alba con la rugiada. eppoi non era nemmeno tanto l'alba che la rugiada se ne era già andata da un pezzo e c'erano solo sbadigli, caffè ed il traffico del 12 agosto, assonnato e pigro.
martedì 11 agosto 2009
Smile, without a reason why...
camminando a piedi nudi sull'erba ho incontrato una persona. una persona sorridente e bella, con una vita piena e solare. un lavoro che ama ed un esistenza che si è ritagliata a pelle, come un abito su misura. capace di raccontarsi e di mettersi in gioco, ogni volta. sovrana di un regno costruito ad arte per nascondere tutto quello che manca. mi sono lasciata travolgere dal profumo di buono e da ricordi mai sopiti che tengo ancora nel cuore. ho ricordato di avere le ali e le ho spiegate per volare. un volo breve, dopo mesi di terraferma e vertigini. mi sono lasciata prendere per mano ed ho assaporato la dolcezza del silenzio e della luna.
camminando a piedi nudi sull'erba, sotto un cielo limpido di stelle e di una luna luminosa e sincera mi sono ricordata che si può sorridere senza una ragione. ed allora ho sorriso... ho sorriso sull'apparenza che inganna. sulla felicità ostentata del mondo e sulla realtà sempre più nascosta e crudele. su operazioni chirurgiche fatte per asportare cuori malandati e stanchi di troppo dolore. sull'impotenza di un amore che non torna e sui muri altissimi che nascondono certi cuori. sulla pelle liscia come seta e su brividi che non si sentono più, nonostante tutto.
camminando a piedi nudi sull'erba ho sentito il profumo della rugiada ed il silenzio assordante dei grilli, ho salutato il primo sole del mattino ed ho dimenticato il sonno e la stanchezza di ricordi che pian piano metto via.
mercoledì 22 luglio 2009
Ringraziamento
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo, con cui accetto,
che siano più vicini ad un altro.
La gioia, che non sono io
il lupo dei loro agnelli.
Sono in pace con loro
ed in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo,
nè riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco,
ciò che l'amore non capisce,
perdono,
ciò che l'amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro ad una lettera
passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno oppure settimane.
I viaggi con loro sono sempre felici,
i concerti ascoltati,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
conosciuti bene dalla mappa.
E' merito loro,
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
“Non devo loro nulla” -
direbbe l'amore
sulla questione aperta.
Wisława Szymborska
martedì 21 luglio 2009
direzioni.
l'originale qua.
lunedì 29 giugno 2009
spiacente.
doveva essere un week end rilassante. ed invece ho sentito parlare continuamente e costantemente di rinnovamento, cambiamento, rinascita e coraggio (su più fronti) mente constatavo, con il passare delle ore, che niente, realmente, stava cambiando.
le cose, le persone non cambiano. checché dicano tutti. e, se nemmeno il tempo, cambia certe cose... significa che non dovevano cambiare.
stesse parole, stesse dinamiche, stesse mancanze e stesse superficialità.
ed io sono spiacente, citando contrecoeur. "Spiacente ho finito la diplomazia, la cortesia e la pazienza. Mi sono avanzati solo un paio di -vaffanculo-."
sotto a chi tocca quindi e non si fanno sconti.
lunedì 22 giugno 2009
Puramente Casuale
Sorrido raramente
soprattutto negli ultimi tempi
mi accorgo guardandomi
di non essere più la stessa
assisto mio malgrado
ad ignobili riti formali
sopporto le prediche di chi
razzola male e incanta
Rispondo vagamente
con sincero e cortese distacco
ai languidi stucchevoli
altruismi di convenienza
mi adeguo gradualmente
ai sottili ricatti morali
mi accorgo guardandoti
di trovarti abbastanza
spregevole
Sia ben inteso ogni riferimento
non è puramente casuale
non è puramente generico
credimi

