Don’t ever tell anybody anything. If you do, you start missing everybody.
Jerome David Salinger - The Catcher in the Rye
giovedì 28 gennaio 2010
j.d. salinger
martedì 19 gennaio 2010
la voce a te dovuta
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci,
o nelle parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita che stai vivendo,
non sa di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro in ciò che hai fatto, prima,
sommare azione a sorriso,
anni a nomi, sarà come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato, tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere chi tu sia, o mia invisibile.
Pedro Salinas - La voce a te dovuta
giovedì 14 gennaio 2010
giovedì 31 dicembre 2009
l'anno che sta arrivando... tra un anno passerà.
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.
L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.
mercoledì 30 dicembre 2009
rosa-spina.
- consigliare a qualcuno di fidarsi a prescindere è l'idiozia più grande che si possa concepire. se la vita ti ha già lavorato ai fianchi sai esattamente cosa intendi quando dici che hai paura. per cui adesso quando sali sul ring ti metti quel tuo cazzo di paradenti. non hai l'aria da eroe se non lo fai. è da idioti averle prese e non aver imparato niente.
- te la metto giù semplice, pellegrino. dovessi incontrarmi lungo la tua strada, non farti ingannare da questa faccina di pan di zenzero. non chiedere fiducia sull'unghia e soprattutto non offrirla: non mi fido di chi si è guardato in faccia così poche volte da pensare che non mi farà mai del male. è tutta la vita che lavoro sugli strati: puoi avermi in due milioni di modi. non ti basta? sei uno di quegli idioti che cercano la rosa? e allora lascia che ti dica due o tre cose, prima di continuare.
- ne ho incontrata, di gente come te. fanno tutti una gran cagnara per avvicinarsi alla rosa: si celebrano, si pompano, raccontano di essere i migliori. loro, beati, non hanno un muro che sia uno. non sono senza colpa; hanno semplicemente evitato di darsela.
- se è la rosa che cerchi la troverai solo al di là dei suoi muri. in teoria non dovrei insegnarti cosa fare: imparare a guardarli con rispetto, a sfiorarli anziché distruggerli, dovrebbe aver fatto parte del tuo apprendistato.
- se invece non hai idea di cosa stia dicendo, caro pellegrino, fatti un altro giro di ruota. non è tanto che non sei degno della rosa; è che non hai ancora smesso di guardarti l'ombelico.
[splendido, non va tolta nemmeno una parola.]
martedì 29 dicembre 2009
giovedì 17 dicembre 2009
If my being around meant anything.
I’ll never find out now
What A. thought of me.
If B. ever forgave me in the end.
Why C. pretended everything was fine.
What part D. played in E.’s silence.
What F. had been expecting, if anything.
Why G. forgot when she knew perfectly well.
What H. had to hide.
What I. wanted to add.
If my being around
meant anything
to J. and K. and the rest of the alphabet.
ABC Wislawa Szymborska
sabato 12 dicembre 2009
Lily Allen - Fuck you
do you really enjoy living a life that’s so hateful
cause there’s a hole where your soul should be
you’re losing control of it
and it’s really distasteful.
venerdì 27 novembre 2009
mercoledì 18 novembre 2009
not a problem, but a reality

l'originale trovato qua.
Stanchezza
Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e ciò che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza…
da Poesie di Alvaro de Campos (F. Pessoa) (trovata qui)
martedì 17 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
Jeff Buckley - Hallelujah
Well, maybe there's a God above
But all I've ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
It's not a cry that you hear at night
It's not somebody who's seen the light
It's a cold and it's a broken Hallelujah
sabato 7 novembre 2009
a una donna. a nessuna. e centomila [cit.]
cosa piace a noi delle donne? il loro camminare,
che fa girare la testa al passaggio,
il fulmine di chi si sente tradita e gelosa di noi.
ci piace guardare e sognare due occhi in direzione contraria,
lo sguardo che sa del tempo da voler perdere insieme.
belle le spalle che immagini subito, i fianchi da cucire ai nostri.
ed il fiato. il fiato.
quello che ascolti e subito dopo lo vuoi respirare.
ci piace il vento che muove loro i capelli ed immaginare le mani,
le nostre, più giù.
amiamo l’arte che è dentro le donne.
crediamo alle donne che vivono d’arte.
e la pioggia dei loro occhi,
vivissimi e tristi,
da asciugare al caldo di un sole cialtrone.
ogni donna è pozzo e la sua acqua, vita.
e se l’acquavite la bevono ci piacciono ancora di più.
ci piacciono quelle che restano, quelle che vanno,
che avremmo voluto e loro invece no.
quelle tornano, qualche volta, e dicono adesso.
e quando un loro ricordo viene a trovarci ricamando nell’aria,
e la loro testa che ci fa perdere la nostra.
e le gambe da dove risalire, tra le quali tremare.
annusare la pelle quando sa di temporale.
specchiarci nei denti quando si allarga il sorriso.
sposiamo le idee delle donne. amiamo l’idea che abbiamo di loro.
e ci piace il loro piacere, che si scioglie nel nostro,
ogni giorno che loro vorranno.
e ci piacciono, soprattutto, gli errori che fanno.
quando li fanno
con noi.
giovedì 5 novembre 2009
martedì 3 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
piccola gioia
non esistono misteri nei sogni
dopo giorni e giorni i sogni tornan veri
sono specchi trasparenti i tuoi silenzi
questa notte piove e respiro
e se dio non vuole lo stesso sopravvivo a questa rabbia,
a questo cielo che brilla nero
e allora stai con me
piccola gioia
per stare dietro a te
mi perderei
e mi hai trovato tu senza volere
e ancora siamo qui
senza sapere
solo i sogni, i sogni sono veri
solo i sogni abbiamo
e se i sogni sono veri allora ti vedrò
dove dio non piove respiro
dove dio non piove lo stesso sopravvivo
in questo inferno
in questa gabbia
a cuor leggero
e allora mi vedrai
questa notte piove e respiro
e se dio non vuole io sopravvivo a questa rabbia,
a questo cielo che brilla nero
e allora tornerai.
(Gianna Nannini - Ologramma)
mercoledì 28 ottobre 2009
giovedì 22 ottobre 2009
mercoledì 21 ottobre 2009
L'amore e la follia.
“Uno, due, tre…” – incominciò a contare la Follia. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Fede salì fin sopra al cielo e l’Invidia si nascose dietro l’ombra del Trionfo, che era riuscito a salire in cima all’albero più alto. La Generosità, invece, non riusciva a nascondersi: ogni posto che trovava lo lasciava ai suoi amici. Un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Un cespuglio? Perfetto per la Timidezza. Un soffio di vento? Giusto per la Libertà. Finchè la Generosità decise di nascondersi dietro un raggio di sole. L’Egoismo invece si prese subito il posto migliore e superconfortevole, tutto per lui. La Bugia si nascose… ancora non si sa dove. La Passione e il Desiderio si nascosero nel centro di un vulcano. La Dimenticanza… non ce ne ricordiamo! Quando la Follia arrivò a contare fino a 99, l’Amore ancora non aveva trovato un luogo per nascondersi, perchè erano tutti occupati. Alla fine vide un roseto e decise di nascondersi lì, fra le bellissime rose. “Centoooo!!!” – gridò la Follia, e iniziò a cercare. La prima a farsi scoprire fu la Fretta. Poi la Fede, poi la Passione e il Desiderio, che aveva sentito vibrare dentro il vulcano. Trovò poi l’Invidia, che si era nascosta dove stava il Trionfo. Camminando, vicino al lago trovò la Bellezza; poi il Dubbio, il quale non aveva ancora deciso dove nascondersi. E poi, uno dopo l’altro, incontrò tutti gli altri, tranne l’Amore. La Curiosità domandò: “Ma dov’è l’Amore?“. Nessuno l’aveva visto. La Follia iniziò a cercarlo dietro a ogni albero, sotto il ruscello, in cima alla montagna… e quando fu al punto di darsi per vinta, vide il roseto e iniziò a muovere i rami, quando allo improvviso si sentì un doloroso grido. Le spine avevano ferito negli occhi l’Amore! La Follia non seppe cosa fare e come chiedergli scusa. Pianse, pregò, implorò e chiese perdono, arrivò perfino a promettergli di seguirlo per sempre. Da allora, l’Amore fu cieco e la Follia non lo lasciò mai più.



