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sabato 19 dicembre 2009

impronte nella neve

lasciamo impronte nella vita. le lasciamo sempre. quando ce ne andiamo, quando rimaniamo, quando un sorriso ci scappa all’improvviso. le lasciamo anche quando veniamo allontanate e rifiutate. piccole, grandi, impercettibili oppure indelebili, le nostre impronte. le lasciamo, come dimenticate, nella vita degli altri. e gli altri le lasciano nella nostra. anche quando vorremmo dimenticare, andare avanti, dormire, sognare e nuovamente sorridere.

impronte ovunque. come le luci del traffico in una serata prenatalizia. come il groviglio che, spesso, abbiamo dentro. lasciamo impronte ma non riusciamo a vederle. non ci riusciamo, nonostante gli occhi buoni e la luce accesa.

basta una nevicata. basta un piccolo strato di neve bianca per terra e la strada verso casa. il rumore delle scarpe nel silenzio ovattato che c’è e, finalmente, le vediamo: le nostre impronte, quelle del ragazzo passato prima di noi con il cane e quelle, infinite, degli altri.

infinite impronte, ovunque. ed in mezzo le nostre, ovunque. anche quando non le vediamo più. anche quando non c’è luce. anche quando sembra andato tutto storto. anche quando è natale e non riesci più ad accorgertene.

venerdì 20 novembre 2009

l'intelligenza del cuore.

"Ehi, amico... Noi creature del caso abbiamo desideri bizzarri e amori inspiegabili. Ci sono tizi che potrebbero distruggersi senza ottenere un'unghia da noi, e altri che ci portano a casa con un mazzo di fiori. Tu mi hai senza contropartita, e sai perché? Perché quando mi hai vista sputare sangue mi hai preso la mano, perché hai pianto. Allora ascolta, amico: io avevo un cane, una volta. Quando tossivo mi guardava, abbassava le orecchie e diventava triste. E' l'unica creatura che abbia mai amato. Io ti ho amato subito come quel cane. Se voi uomini sapeste che cosa si può ottenere in cambio di una lacrima! E allora, amico, adesso cerca di usare la tua intelligenza del cuore con me, perché quelle come me sono abituate ad avere intorno gente che scruta ogni loro frase, che interpreta ogni loro desiderio. E questi non sono amici, no, sono solo amanti egoisti che sperperano i loro capitali non per noi, come credono, ma per la loro vanità. E noi siamo di buon umore quando loro sono di buon umore, e dobbiamo essere in salute quando loro hanno voglia di andare a ballare... Siamo professioniste, oggetti del loro lusso, al primo posto della loro superbia ma ultime nella loro stima. Noi non possiamo permetterci né amori né amicizie sincere, non possiamo perché sappiamo come va a finire - almeno io lo so, io so molto bene come va a finire... Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: ho conosciuto le sere, le mattine i pomeriggi, ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè; così come potrei rischiare? E se invece volessi, io, per una volta, rischiare? Posso io, per una volta, pretendere un uomo che non mi chieda conto della mia vita, che sia amante dei miei sentimenti più che del mio corpo? Ho incontrato te: giovane, raggiante... E ora sto cercando di capire se sei in grado di emanciparti dalla rumorosa solitudine che mi circonda. Allora, amico, guardami, guardami! Ci vuoi provare? Perché se ci stai, per me va bene. Ma se sei il solito amante volgare, allora fa' come tutti gli altri: pagami, e non ne parliamo più." - Lella Costa - La traviata

inseguendo notti insonni e giornate troppo lunghe ho cullato il mio tempo ed il mio silenzio ed ho misurato la mia vita con cucchiaini di caffè. e, tra un accendino ed un sacchetto, ho scoperto che sono arrivata al confine più lontano dal mio cuore. sono arrivata a vedere lontano ed immensamente vicino. fino a farmi male, fino a vedere quella realtà che spesso, inconsapevolemente, mi nascondo. per paura, oppure solo per noia. confondendo la percezione che ho di me stessa con la percezione che mi rimandano gli altri. ed ho mischiato quello che sono con quello che vorrebbero, gli altri, ch'io fossi.
l'attenzione degli altri che misura la nostra esistenza. e non so pretendere. e quando provo a farlo divento egoista. e non so difendermi. ho muri enormi attorno, imprese edili al mio servizio sempre. poi sono muri di cartapesta e con un soffio vengono giù. e mi ostino, ostinatamente e testardamente, a fidarmi. mi fido senza contropartita perché penso che ognuno faccia, sempre, il meglio che può. in base alla consapevolezza ed alla paura che ha, in quel momento dentro. e ci sono paure che limitano, paralizzano e ingabbiano. e paure che spingono un passo più in là, dove qualcuno ci sta aspettando.
ho imparato, passo dopo passo, a volermi bene. e nel volermi bene ad amare, senza ritegno, ogni mio piccolo difetto ed ogni mia rigidità. ho imparato ad amare il mio modo, devastante, di crollare per poi ricostruirmi più forte e più indifesa, ogni volta di più. ho imparato che mi merito quello che di bello ci può essere, ed ho imparato a riconoscere le cose per cui vale la pena perdersi. ed anche quelle per cui vale la pena ritrovarsi.
e poi, forse, non ho capito nulla. ma di quel nulla faccio tesoro e lo porto dentro. e lo difendo. perchè quel nulla sono i miei pensieri insignificanti e le piccole cose. sono un sorriso ed il cuore che batte, per una volta, sereno. e per quel posto, per quel cuore calmo, si può anche cercare una vita intera. e forse anche due.
l'intelligenza del cuore quando tutto fa male fino a far scendere le lacrime senza controllo. quando non trovo il modo di imparare a scendere quella diavolo di scaletta, per toccare, finalmente terra e lasciare questa nave. per non saltare in aria, seduta, sulla dinamite.
l'intelligenza del cuore per smetterla di prostituire il mio cuore. per smetterla di fidarmi dei soliti amanti volgari e permettere, e permettermi, qualcuno che si prenda la briga di stancarmi. ed iniziare a fidarmi di me.
ed inseguo le notti ed i mattini. e le giornate stanche e le serate immerse nel silenzio più sincero che esista. ed in quel silenzio ci sento tutto il rumore che posso. accogliendo il vuoto ed aspettando, nuovamente, di riempirlo.
ed ho imparato a scommettere e, forse, a prendermi meno sul serio. lasciando alle spalle la paura di perdere. per non perdermi, tra le pieghe di questo silenzio.
e rimango davanti a questa porta chiusa nonostante il male che fa il vuoto che poteva riempire. rimango perchè ho imparato a fidarmi della mia pelle. rimango, senza contropartita, fino al momento esatto in cui sentirò di dover rimanere, non un attimo in più, e non uno in meno. perchè sono arrivata al punto più nascosto del mio cuore. e so di aver fatto il mio meglio, con la mia coerenza e la mia sincerità. rimango. senza una ragione che si possa spiegare e senza un motivo per convincere nessuno. che non devo convincere nessuno della mia intelligenza del cuore, dovesse anche essere l'abbaglio più grande, l'errore più doloroso. dovesse anche, io rimango. al mio posto. al posto che ho scelto, senza nemmeno accorgermi di aver scelto. con l'istinto, l'irragionevolezza ed il cuore. perché per quel posto vale la pena anche di perdere. e di perdersi.

e se volessi, io, per una volta, rischiare?

lunedì 9 novembre 2009

parole sante.

chi nasce tondo non può morir quadrato.

domenica 1 novembre 2009

io.

lentamente, lievemente, ma inesorabilmente.

lunedì 26 ottobre 2009

Francesco Guccini - Canzone Quasi D'Amore

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale...

mercoledì 21 ottobre 2009

L'amore e la follia.

Si racconta che una volta, tanto tempo fa, tutti i sentimenti, le qualità e i difetti dell’uomo si riunirono. Dopo che la Noia aveva sbadigliato per l’ennesima volta, la Follia propose di andare a giocare a nascondino. La Curiosità chiese: “A nascondino? Come si fa?“. “E’ un gioco” – spiegò la Follia – “io mi copro gli occhi e incomincio a contare fino a 100. Voi intanto vi nascondete e quando non c’è più nessuno in giro e io ho finito di contare, il primo di voi che trovo rimane al mio posto a fare la guardia per continuare il gioco“. L’Entusiasmo ballò, seguito dall’ Euforia; la Gioia corse in mezzo al giardino, seguita dall’Allegria, che fece tanti salti fino a convincere il Dubbio e l’Apatia, la quale non aveva mai voglia di fare nulla. Ma non tutti vollero partecipare… La Verità preferì non nascondersi; la Superbia disse che era un gioco molto sciocco e la Codardia preferì non rischiare.
“Uno, due, tre…” – incominciò a contare la Follia. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Fede salì fin sopra al cielo e l’Invidia si nascose dietro l’ombra del Trionfo, che era riuscito a salire in cima all’albero più alto. La Generosità, invece, non riusciva a nascondersi: ogni posto che trovava lo lasciava ai suoi amici. Un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Un cespuglio? Perfetto per la Timidezza. Un soffio di vento? Giusto per la Libertà. Finchè la Generosità decise di nascondersi dietro un raggio di sole. L’Egoismo invece si prese subito il posto migliore e superconfortevole, tutto per lui. La Bugia si nascose… ancora non si sa dove. La Passione e il Desiderio si nascosero nel centro di un vulcano. La Dimenticanza… non ce ne ricordiamo! Quando la Follia arrivò a contare fino a 99, l’Amore ancora non aveva trovato un luogo per nascondersi, perchè erano tutti occupati. Alla fine vide un roseto e decise di nascondersi lì, fra le bellissime rose. “Centoooo!!!” – gridò la Follia, e iniziò a cercare. La prima a farsi scoprire fu la Fretta. Poi la Fede, poi la Passione e il Desiderio, che aveva sentito vibrare dentro il vulcano. Trovò poi l’Invidia, che si era nascosta dove stava il Trionfo. Camminando, vicino al lago trovò la Bellezza; poi il Dubbio, il quale non aveva ancora deciso dove nascondersi. E poi, uno dopo l’altro, incontrò tutti gli altri, tranne l’Amore. La Curiosità domandò: “Ma dov’è l’Amore?“. Nessuno l’aveva visto. La Follia iniziò a cercarlo dietro a ogni albero, sotto il ruscello, in cima alla montagna… e quando fu al punto di darsi per vinta, vide il roseto e iniziò a muovere i rami, quando allo improvviso si sentì un doloroso grido. Le spine avevano ferito negli occhi l’Amore! La Follia non seppe cosa fare e come chiedergli scusa. Pianse, pregò, implorò e chiese perdono, arrivò perfino a promettergli di seguirlo per sempre. Da allora, l’Amore fu cieco e la Follia non lo lasciò mai più.

sabato 17 ottobre 2009

Ivano Fossati - Il bacio sulla bocca

Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.

mercoledì 23 settembre 2009

il tutto scorrevole

tutto scorre. tutto passa in fretta. tutto scivola addosso. tutto. apparenza e forma. sorrisi di cortesia e felicità vacua ostentata come l'abbronzatura dopo le ferie. aperitivi alla moda e fuochi fatui. apparenze che ingannano e feriscono. sostanze inesistenti vuote a rendere come bottiglie da riciclare. tutto passa in fretta, tutto si dimentica. anestetici potenti che bloccano il cuore ed i sentimenti. chiodi per dimenticare quello che siamo. la parola amicizia svenduta al miglior offerente. emozioni facili da provare in un sabato annoiato e senza futuro. tutto cambia. e pure in fretta. amori che cambiano come le stagioni. tutto passa. scivola. sparisce. viene cancellato come un file infetto. la malinconia messa al bando e la tristezza roba da rivoluzionari. come se esistesse solo l'estate, il sole e la "bella vita" della vacanza.

tutto scorre. bisogna guardare tutto, ascoltare tutto, e fare il pieno di emozioni. tutto scorrevole. tranne quei pochi che hanno ancora cuore per saper che differenza fa vedere e sentire. e soprattutto che differenza fanno i sentimenti.

tutto scorre, mentre c'è chi ancora vede l'
autunno con la malinconia e lo splendore dei suoi colori. l'inverno con il freddo che taglia la pelle e le nevicate. la primavera con il verde delle colline e le prime serate calde. ed anche l'estate, con la frutta matura degli alberi ed il cielo limpido. e se la piantassi di scorrere e di passare in fretta potresti finalmente fermarti e smettere di guardare il dito che ti indica la luna.

sabato 12 settembre 2009

guardando le distanze

"l'estate sta finendo
e un anno se ne va

sto diventando grande

lo sai che non mi va.
"

poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno (no, non sono ancora rughe. è solo il tempo che lascia qualche impronta... ). gli anni passano e si cambia. si cambia in continuazione, nonostante tutto.
guardo le foto di quella che sembra una vita fa. i capelli lunghi ed indomiti e un futuro tutto da inventare e sperimentare. un mese intero a Vienna a studiare il tedesco, che tutt'ora non so parlare, ed a dormire nei parchi in pieno pomeriggio. sono passati tredici anni: i miei capelli sono molto (soprattutto dopo il taglio, netto, di oggi) più corti ed il futuro è ancora lì, da inventare e da provare, senza nessuna certezza apparente in tasca, e nemmeno in un cassetto.
non è questione di voler far un bilancio della propria esistenza. diciamo che provo a fare due somme e due sottrazioni, giusto per capire se gli investimenti hanno fruttato dei guadagni, oppure se sono in perdita.
non riesco, nonostante le somme e le sottrazioni, ad avere la percezione di quanto sono cambiata. guardando indietro mi rendo conto che alcune cose non sono più le stesse, ma non ho idea di quando sia capitato. ma è capitato, e me ne sono accorta dopo mesi, me ne sono accorta anche grazie a qualche buona amica che riesce, sempre, a darmi uno sguardo diverso su come sto al mondo.
sono cambiata, ma c'è una ferita dentro me che non riesco, nonostante tutto, a far passare. la chiamano la ferita dei non amati e sembra quasi un paradosso dirlo perchè mi rendo conto di aver sempre ricevuto tantissimo amore. ma una parte, fondamentale, di quell'amore lo vedo adesso, a trent'anni. lo vedo perchè razionalmente capisco certe cose. lo vedo, ma tutt'ora, non riesco a riconoscerlo. è proprio questo il difficile dell'amore, riconoscerlo.
e così sono incastrata, da una vita intera, in dinamiche che non so come scardinare. ed ogni volta che mi sento allontanata da qualcuno ricado nello stesso vortice. e non serve a niente metterci tutto il raziocinio ed il cinismo che ho. non serve a niente. ogni volta, ogni dannatissima volta, mi ritrovo davanti a quella stessa ferita. ed ogni volta faccio sempre gli stessi errori.
ed è complicato spiegare. spiegare che non sono capace ad affrontare i conflitti. che le distanze ed i silenzi aprono dentro me una ferita che non riesco a sopportare. che ogni volta mi sento in difetto. che la distanza ed il silenzio mi danno la sensazione, ogni volta di più, di non essere accettata, capita, oppure solo voluta. la sensazione che se sono me stessa e sono sincera non vado bene, che avrei dovuto essere diversa, avrei dovuto capire, per non perdere tutto.
come essere davanti ad una porta. e per quanto ti dicano che è solo socchiusa e basta un attimo di tempo perchè si riapra, io continuo a vederla chiusa. e quel vederla chiusa m'incastra e m'ingabbia.
eh si, sto diventando grande. e poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno. ora sono davanti ad una porta e, nonostante tutto, non so davvero che fare.

giovedì 10 settembre 2009

scoperte coperte di stelle.

a settembre le stelle cadenti sono un lontano ricordo di un estate che se ne sta andando. ma le stelle rimangono, non cadono, rimangono fisse in cielo ad indicarci la strada. sento ancora l'erba sotto i piedi e l'aria buona di rugiada e sole. sento un profumo che non riesco a dimenticare, per troppi motivi, ancora addosso. sento anche il silenzio e non lo riempio. lo guardo e l'osservo, per quanto riesco, stando lontana.
ho aperto il mio vaso di pandora. l'ho aperto in una notte in cui cadevano le stelle ed ora tutto è allo scoperto. l'ho aperto a chi mi ha chiesto sincerità ed onestà. l'ho aperto dimenticando tutto, persino le strategie e la diplomazia. ho tirato fuori da pieghe assopite d'anima tutto quello che era nascosto. i desideri che silenziosamente tenevo stretti e le paure che facevo finta di non vedere. ho tirato fuori dal cappello tutto, svuotando un anima troppo colma di cose non dette. ho aperto il mio vaso di pandora ed ho elencato tutto, anche quello che mi ero dimenticata ci fosse.
ho aperto il mio vaso di pandora dimenticando che certe cose non bisogna tirarle fuori. che chi ti chiede sincerità, ti chiede sempre quella che è in grado di reggere in quel momento e non la tua. la tua sincerità complicata ed ingombrante. dimenticando che le apparenze ingannano, soprattutto quando parlano di schemi e di regole che non esistono. perchè un anima anarchica ha molte più regole e schemi delle altre.
ho aperto il mio vaso di pandora ritrovandomi, nell'istante successivo, in un gioco dove io posso solo decidere se rimanere oppure andarmene. dove le regole sono imposte, come i silenzi e le modalità. dove tutto ha dei limiti e dei confini.
e le stelle rimangono fisse in cielo, senza cadere. con le loro carte coperte ed i loro silenzi. con le mie scoperte di confini che non sapevo di avere, non conoscendo l'esatta estensione di quel vaso scoperchiato. rimangono fisse, ferme ed immobili in un cielo che credono essere fatto per loro, pieno di scorciatoie e facili vittorie.
ho aperto il mio vaso di pandora davanti ad una stella che non sa più cadere e non si accorge di stare perdendo, lentamente, tutto il suo fascino.

mercoledì 9 settembre 2009

alla faccia, ed agli occhi.

sono capitata per caso a leggere quest'articolo: Se pensi di non poter CAMBIARE, io non ti servo. E io non ti voglio. e sarebbe da quotare parola per parola, virgola per virgola. da leggere e da rileggere. riflettendoci bene.
mi descrivono, solitamente, come una persona che poco si adatta ai cambiamenti e poco incline a cambiare. come una persona rigida ed inflessibile, soprattutto con me stessa. se mi guardo allo specchio, però, di cambiamenti ne vedo tanti ed altrettanti li vedo in corso d'opera. si cambia, si modificano i punti di vista, si ampliano gli orizzonti e le prospettive. si cresce, per dirla tutta. si capisce pian piano quello che si vuole, oppure quello che non si vuole. si prende confidenza con se stessi e consapevolezza di quello che si è, e di quale direzione si prende.
nessuno rimane mai uguale a se stesso per sempre. fosse anche solo per le rughe d'espressione e d'esperienza che ci portiamo in viso. quello che ci capita e le persone che passano dalla nostra vita ci cambiano. a volte anche radicalmente.
e così faccio mie la parole di quest'articolo: "Io sono cambiato anche soffrendo. Cerco di imparare. Cerco di imparare anche l’amore. Non ambisco all’attrito di per sé, non sono mica scemo. Ma non lo sfuggo di principio, non ho paura, non lo considero un indizio della fine. L’amore non è un assioma sganciato dalla realtà, un oggetto teorico e indimostrabile. Se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."
si. alla faccia dell'andatura strafottente, delle strade crudeli e dei corridoi di ridicolo [cit. brenda brooks - considerate le circostanze], alla faccia del buon senso e della diplomazia. alla faccia di tutto, ma soprattutto della fedeltà che ognuno deve, in primo luogo, a se stesso. tiro fuori il mio sguardo più strafottente e vado avanti con questo pensiero in testa: "se pensi di essere fatta e finita e cristallizzata, io non ti servo e io non ti voglio."

lunedì 7 settembre 2009

la tigre

"ognuno di noi ha le sue tigri. io la mia continuo a tenerla al guinzaglio nell'attesa che mi divori."

e che sia una tigre, un gattino a pancia all'aria oppure un nome con tanto di profumo e consistenza della pelle, ognuno di noi ha il suo fantasma. alcuni lo dimenticano fino a quando non si ripresenta davanti agli occhi, altri fanno finta di non vederlo nascondendosi dietro scuse poco plausibili, altri ancora lo affrontano quotidianamente, sperando di riuscire a salvarsi.

ho camminato nel fresco di un estate che sbiadisce come carta lasciata al sole. ho camminato per arrivare là, dove è possibile guardare tutta la città che si accende mentre il buio la inghiotte. mi sono seduta davanti alle montagne silenziose ed ho aspettato che passasse il tempo. e nel buio ho sentito arrivare la tigre. sapevo che sarebbe arrivata, sapevo mi avrebbe trovato. mi trova sempre, da tanti anni ormai. non serve a niente provare a nascondermi oppure a fuggire. lei, ad un certo punto, arriva. ed ogni volta ha una forma diversa. ogni volta cambia, come cambia la mia vita. ed ogni volta che l'ho vista cambiare ho pensato di aver sconfitto un fantasma e di dover affrontarne uno nuovo.
nel tramonto di quest'estate che finisce per la prima volta ho trovato il coraggio ed il sangue freddo di puntare i miei occhi nei suoi ed ho capito che pur cambiando forma è sempre la stessa tigre. sempre la stessa paura da affrontare, sempre lo stesso fantasma.
ed ora cammino, spalle larghe, mani in tasca e la mia solita andatura, con una tigre al guinzaglio. è la mia tigre, ha i miei stessi occhi.

domenica 6 settembre 2009

leggero, nel vestito migliore

qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto "cosa vorresti?"
io ho risposto solo "non importa."
beh, tutto d'un fiato.

vorrei ricordarmi di sorridere ogni volta che c'è un imprevisto. dimenticarmi di prendere ogni cosa troppo sul serio e far scivolare via le gocce di malinconia che ogni tanto mi piovono addosso. riuscire a vivere quello che c'è, nel momento in cui c'è. senza logorarmi troppo con le conseguenze future e futuribili. scommettere su me stessa e su quello che posso fare. senza timori e senza paure. trovare il modo di girare pagine e cancellare la rabbia che mi rimane dentro. dormire dieci ore di seguito e svegliarmi con un bacio. essere un "tesoro" e dimenticarmi, ogni tanto, di tutti i doveri e le responsabilità. vivere con leggerezza senza dimenticare le profondità dell'anima e dei sentimenti. imparare dagli errori fatti, sperando che non abbiano rovinato tutto. vivere qui ed ora, tenendomi stretta il passato e sognando il futuro. vorrei una giornata al mare e rimanere sulla sabbia fino al tramonto. andare a fare la spesa e ritirare i vestiti in lavanderia. la colazione e le chiacchiere prima di addormentarsi. dividere l'ultimo pezzo di cioccolato ed addormentarsi in un abbraccio. ricordarsi di comprare l'acqua ed anche il dentifricio che è finito. comprare un regalo senza che ci sia una motivo, ma solo perché è quello giusto. riparare la porta del mobile che si scassa ogni due settimane e capire perché pur con la lista della spesa si comprano sempre un sacco di stronzate. programmare le vacanze e cambiare venti volte destinazione. organizzare tutto e poi perdersi e cambiare idea e voglia. partire con la tenda e poi fermarsi in quell'agriturismo romantico che si vede dalla strada. i pranzi con i parenti e le serate con gli amici. un cane e qualche gatto e tutto il caos che ne deriva. rimanere in silenzio per tutta la sera e dimenticarsi di fare da cena. vorrei perdermi e ritrovarmi ogni volta, dimenticandomi di soffrire e ricordandomi di sorridere con il cuore.

"leggero, nel vestito migliore, senza andata né ritorno senza destinazione. leggero, nel vestito migliore, sulla testa un po' di sole ed in bocca una canzone."

venerdì 4 settembre 2009

l'infinita dolcezza

negli occhi
nelle tue lacrime
l'infinita dolcezza che mostri guardandomi
questa parte di mondo che cosa ti offre
quale buona occasione, quale consolazione
tra le storie d'amore e le loro bugie
c'è qualcosa che rimane non detto
come un velo tra i tuoi occhi ed il mondo
questa parte di mondo
quale parte del mondo migliore sarà
quale buona occasione quale opportunità
tra i poeti distanti e le filosofie
c'è qualcosa che non ti hanno mai detto
alza il velo tra i tuoi occhi ed il mondo
questa parte di mondo

(paola turci - questa parte di mondo)

giovedì 13 agosto 2009

cosa fatta capo ha, ovvero di viaggi e di miraggi.

"Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente, ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria." (francesco de gregori - viaggi e miraggi)
ho camminato sul filo dell'equilibrio per ritrovare certe cose che avevo perso nel tempo e in certi spazi che non potevano essere miei. ho camminato a piedi nudi sull'erba per ritrovare quello che sono e i mille pezzi d'anima che ho permesso venissero buttati al vento. ho respirato aria buona per liberare i polmoni dalla rabbia che si era sedimentata. ed ora non so a che punto sono, forse sono nel bel mezzo di un viaggio e quindi è anche anacronistico parlare di partenze oppure di ritorni.
ho aspettato. ho aspettato che cadessero le stelle. che il sole tornasse a brillare e che la pioggia lavasse via tutto. ho aspettato a lungo, rimanendo immobile e cercando di sopravvivere a quell'istinto che mi riporta dove mi hanno spezzato per replicare quell'istante. immobile per non spostarmi oltre a quello che sono e quello che voglio. ho aspettato lasciando che la cicatrice di quella rottura rimanesse lì, dove deve stare. sopra le cicatrici passate, sopra quell'istante che reitero da anni, senza mai salvarmi.
ho camminato, respirato ed aspettato. mischiando le cose. cambiano l'angolo di prospettiva. lasciando prendere aria alla carne viva ed evitando il rumore delle parole. ho aspettato in un silenzio frastornante fatto di cose non dette e di recriminazioni tanto giuste quanto inutili.
ho dimenticato di dormire e dimenticato di tornare a casa. ho dimenticato di ricordare e ricordato di dimenticare. e poi mi sono accorta che sono già andata oltre a quella ferita. che la cicatrice c'è. e rimane lì, dove deve stare.
perchè non serve la distanza ed il silenzio per aggiustare le cose. le cose non si aggiustano dopo averle rotte. cosa fatta capo ha. non ritorna mai più niente. forse ci sarà qualcosa di diverso, forse più bello, oppure non ci sarà niente.
cosa fatta capo ha. senza punti di sospensione. perchè la grammatica del cuore dice che se la frase continua si mette una virgola, oppure, se finisce, si mette il punto.

mercoledì 12 agosto 2009

un mondo all'altezza dei sogni che ho

ieri sera ho visto una stella cadere. ed era bella e luminosa, come un errore nel cielo, uno sguardo dato di sfuggita e quel piccolo dubbio che ti assale che "l'avrò vista davvero, oppure è stata solo un ombra nel cielo chiaro di luna e luci di città?".
non credo negli oroscopi e nemmeno nelle stelle cadenti. faccio un sorriso quando li vedo e mi sembrano prospettare qualcosa di buono, ma ho imparato che se voglio qualcosa di buono me lo devo andare a prendere. stelle comprese.
e così ho fatto un sorriso a quella stella ieri sera. chissà quanti occhi l'hanno vista e chissà quanti desideri. io ne ho espresso uno piccolo cercando di non disturbare e di non esagerare. uno fragile e forte come il sonno della prima alba mattutina. caldo ed avvolgente come un abbraccio in cui perderti oppure far perdere qualcuno. senza pensieri e con il cuore sereno.
ieri sera ho respirato aria buona a pieni polmoni. senza parole e con un sorriso gratis vicino. in un serata che poteva sembrare storta ed inutile. forse lo è stata, ma so che non si possono cancellare le stelle, nemmeno quelle che cadono.
e con l'aria buona e le stelle in cielo ho scoperto che in certi posti del mondo la pioggia ha un sapore diverso. che la rugiada è un concetto effimero e l'alba ha colori tersi e brillanti. che l'odore del caffè ripieno di zucchero è una coccola inaspettata e piacevole. che l'aria della notte non sempre è pungente, ma a volte sa accarezzarti e farti star bene.
ho scoperto che certi cuccioli che sembrano smarriti e spaventati con una zampata ed uno sguardo sanno tenere a bada un leone, rendendosi conto che dietro a quella maschera c'è solo un cucciolo altrettanto spaventato e smarrito. che quando certi leoni ruggiscono bisogna aprire bene le orecchie ed ascoltare tutti i ruggiti non detti, che solamente quelli dicono la verità.
che non esistono libretti d'istruzione per certi cuori ma bisogna navigare a vista, come in mezzo alla nebbia. navigare lentamente ed aspettare i segnali. e lo diceva anche Pennac quello che manca nella vita non sono i segni, quello che manca è il codice per interpretarli. oppure semplicemente seguire il proprio istinto e perdersi in un silenzio frastornante seguendo la musica che c'è. perchè è sempre questione di musica.
ho respirato le stelle e camminato sotto aria buona, ed ho visto quanto può essere fragile una roccia. ho cullato quella fragilità nel silenzio. ho respirato aria di stelle ed ho visto quello che non dovevo vedere, nascosto tra pieghe ed erba calpestata. ed ho amato un pochino di più le mie fragilità, quelle che conosco e che chiamo per nome, e quelle che devo ancora imparare a riconoscere.
ho ritrovato la mia andatura strafottente e le mie spalle larghe non dal nuoto ma dal passare delle esperienze. il mio sguardo verso il cielo in attesa della prossima stella cadente e la mia anima arruffata e spettinata.
ho respirato aria buona ed ho visto una stella cadere. era bella e luminosa. ho provato a parlarci ed a capirla. l'ho guardata per vedere le zone d'ombra nascoste dalla fuggevole luce, perchè quelle zone d'ombra sono la sua parte più vera e poco importa se non sono perfette oppure stridono nel silenzio che c'è.
ho provato, ed alla fine è arrivata la luce dell'alba con la rugiada. eppoi non era nemmeno tanto l'alba che la rugiada se ne era già andata da un pezzo e c'erano solo sbadigli, caffè ed il traffico del 12 agosto, assonnato e pigro.

Ligabue - Voglio Volere

lunedì 29 giugno 2009

spiacente.

bla. bla. bla. bei discorsi e belle parole incantano. i fatti spiegano quello che è realmente.

doveva essere un week end rilassante. ed invece ho sentito parlare continuamente e costantemente di rinnovamento, cambiamento, rinascita e coraggio (su più fronti) mente constatavo, con il passare delle ore, che niente, realmente, stava cambiando.
le cose, le persone non cambiano. checché dicano tutti. e, se nemmeno il tempo, cambia certe cose... significa che non dovevano cambiare.
stesse parole, stesse dinamiche, stesse mancanze e stesse superficialità.
ed io sono spiacente, citando contrecoeur. "Spiacente ho finito la diplomazia, la cortesia e la pazienza. Mi sono avanzati solo un paio di -vaffanculo-."
sotto a chi tocca quindi e non si fanno sconti.

domenica 31 maggio 2009

in quel preciso istante.

Ognuno fa il meglio che può con la conoscenza, la comprensione e la consapevolezza di cui dispone in quel preciso istante.

sono mesi che tra i messaggi salvati nel mio cellulare c'è questa frase. ed ogni volta che la rileggo cerco di capire. perchè se riuscissi a capire che in quel preciso istante non c'era abbastanza conoscenza, oppure comprensione o consapevolezza, beh... sarebbe tutto più facile.
ed invece, nonostante tutto, non riesco a far mio questo pensiero. non ci riesco e mi ci arrovello la mente. che forse riuscirei a dimenticare e, finalmente, andare avanti. lasciando indietro il passato, ripartendo da me stessa e da questo preciso istante qui. con tutta la conoscenza, la comprensione e la consapevolezza che ho. per cercarne ancora. per voltare pagina e tornare a sorridere.

e me lo ripeto come un mantra, ognuno fa il meglio che può. ma non cancello le ferite, profonde oppure superficiali, che ci sono sulla pelle e non dimentico. e ci vuole un infinita pazienza e tutta la forza che si può per rimanere in piedi. ed a volte non basta.

martedì 17 marzo 2009

in attesa del principe mezzosangue.

Harry Potter, ecco Il Principe Mezzosangue.
Harry Potter e il principe mezzosangue (2009) | MYmovies
Harry Potter e il principe mezzosangue (film) - Wikipedia

e su youtube ci sono pure dei trailer (che però io da qua non riesco a vedere..)
e che diamine. quest'anno ho già il regalo di compleanno assicurato.

buh!

ps. ecco un trailer...