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giovedì 25 febbraio 2010

il coraggio e la pazienza.

perché? perché ha il coraggio di volere la luna ed anche la pazienza di rimanere con i piedi per terra.

la trovate qua: sito ufficiale
ed anche qua: blog

ps. in bocca al... lupo.

domenica 7 febbraio 2010

Francesco Guccini - Farewell

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate con qualcosa di fragile come le storie passate: forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

martedì 2 febbraio 2010

Leggere, leggere, leggere!

Il 26 marzo 2010 ognuno di voi avrà in mano un libro, una storia che considera bella, dei personaggi che ha amato. Avrà ciò in mano, nella propria borsa o dove volete. Il 26 marzo 2010 voi prenderete questo libro e lo regalerete ad una persona a cui non avete mai parlato. Si, proprio uno di quelli che vedete tutti i giorni. Alzerete il vostro culo, schiarirete la vostra voce e metterete qualsivoglia infondata vergogna da un’altra parte. Prenderete quest’infuso di rivoluzione e lo donerete ad un vostro compagno. Lo guarderete negli occhi e sorriderete.

Leggere, leggere, leggere!

Leggere, leggere, leggere! su facebook

venerdì 8 gennaio 2010

Pearl Jam - Just Breathe

Stay with me... Let's just breathe.
Practiced are my sins,
Never gonna let me win,
Under everything, just another human being,
Yeah, I don't wanna hurt, there's so much in this world
To make me bleed.

giovedì 31 dicembre 2009

l'anno che sta arrivando... tra un anno passerà.

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.

sabato 19 dicembre 2009

impronte nella neve

lasciamo impronte nella vita. le lasciamo sempre. quando ce ne andiamo, quando rimaniamo, quando un sorriso ci scappa all’improvviso. le lasciamo anche quando veniamo allontanate e rifiutate. piccole, grandi, impercettibili oppure indelebili, le nostre impronte. le lasciamo, come dimenticate, nella vita degli altri. e gli altri le lasciano nella nostra. anche quando vorremmo dimenticare, andare avanti, dormire, sognare e nuovamente sorridere.

impronte ovunque. come le luci del traffico in una serata prenatalizia. come il groviglio che, spesso, abbiamo dentro. lasciamo impronte ma non riusciamo a vederle. non ci riusciamo, nonostante gli occhi buoni e la luce accesa.

basta una nevicata. basta un piccolo strato di neve bianca per terra e la strada verso casa. il rumore delle scarpe nel silenzio ovattato che c’è e, finalmente, le vediamo: le nostre impronte, quelle del ragazzo passato prima di noi con il cane e quelle, infinite, degli altri.

infinite impronte, ovunque. ed in mezzo le nostre, ovunque. anche quando non le vediamo più. anche quando non c’è luce. anche quando sembra andato tutto storto. anche quando è natale e non riesci più ad accorgertene.

giovedì 17 dicembre 2009

If my being around meant anything.

I’ll never find out now
What A. thought of me.
If B. ever forgave me in the end.
Why C. pretended everything was fine.
What part D. played in E.’s silence.
What F. had been expecting, if anything.
Why G. forgot when she knew perfectly well.
What H. had to hide.
What I. wanted to add.
If my being around
meant anything
to J. and K. and the rest of the alphabet.

ABC Wislawa Szymborska

sabato 21 novembre 2009

potere e dovere.

è soltanto rassicurante realizzare che ci viene affidata una sola vita, e con quella vita possiamo fare tutto quello che ci pare.
ho detto possiamo?
volevo dire dobbiamo.

places that pull: nuova zelanda (in 4 mesi) - settimana 13: in cui due g. si raccontano

mercoledì 18 novembre 2009

not a problem, but a reality


l'originale trovato qua.

martedì 17 novembre 2009

You are you.

lunedì 9 novembre 2009

parole sante.

chi nasce tondo non può morir quadrato.

lunedì 26 ottobre 2009

Francesco Guccini - Canzone Quasi D'Amore

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale...

mercoledì 21 ottobre 2009

L'amore e la follia.

Si racconta che una volta, tanto tempo fa, tutti i sentimenti, le qualità e i difetti dell’uomo si riunirono. Dopo che la Noia aveva sbadigliato per l’ennesima volta, la Follia propose di andare a giocare a nascondino. La Curiosità chiese: “A nascondino? Come si fa?“. “E’ un gioco” – spiegò la Follia – “io mi copro gli occhi e incomincio a contare fino a 100. Voi intanto vi nascondete e quando non c’è più nessuno in giro e io ho finito di contare, il primo di voi che trovo rimane al mio posto a fare la guardia per continuare il gioco“. L’Entusiasmo ballò, seguito dall’ Euforia; la Gioia corse in mezzo al giardino, seguita dall’Allegria, che fece tanti salti fino a convincere il Dubbio e l’Apatia, la quale non aveva mai voglia di fare nulla. Ma non tutti vollero partecipare… La Verità preferì non nascondersi; la Superbia disse che era un gioco molto sciocco e la Codardia preferì non rischiare.
“Uno, due, tre…” – incominciò a contare la Follia. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Fede salì fin sopra al cielo e l’Invidia si nascose dietro l’ombra del Trionfo, che era riuscito a salire in cima all’albero più alto. La Generosità, invece, non riusciva a nascondersi: ogni posto che trovava lo lasciava ai suoi amici. Un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Un cespuglio? Perfetto per la Timidezza. Un soffio di vento? Giusto per la Libertà. Finchè la Generosità decise di nascondersi dietro un raggio di sole. L’Egoismo invece si prese subito il posto migliore e superconfortevole, tutto per lui. La Bugia si nascose… ancora non si sa dove. La Passione e il Desiderio si nascosero nel centro di un vulcano. La Dimenticanza… non ce ne ricordiamo! Quando la Follia arrivò a contare fino a 99, l’Amore ancora non aveva trovato un luogo per nascondersi, perchè erano tutti occupati. Alla fine vide un roseto e decise di nascondersi lì, fra le bellissime rose. “Centoooo!!!” – gridò la Follia, e iniziò a cercare. La prima a farsi scoprire fu la Fretta. Poi la Fede, poi la Passione e il Desiderio, che aveva sentito vibrare dentro il vulcano. Trovò poi l’Invidia, che si era nascosta dove stava il Trionfo. Camminando, vicino al lago trovò la Bellezza; poi il Dubbio, il quale non aveva ancora deciso dove nascondersi. E poi, uno dopo l’altro, incontrò tutti gli altri, tranne l’Amore. La Curiosità domandò: “Ma dov’è l’Amore?“. Nessuno l’aveva visto. La Follia iniziò a cercarlo dietro a ogni albero, sotto il ruscello, in cima alla montagna… e quando fu al punto di darsi per vinta, vide il roseto e iniziò a muovere i rami, quando allo improvviso si sentì un doloroso grido. Le spine avevano ferito negli occhi l’Amore! La Follia non seppe cosa fare e come chiedergli scusa. Pianse, pregò, implorò e chiese perdono, arrivò perfino a promettergli di seguirlo per sempre. Da allora, l’Amore fu cieco e la Follia non lo lasciò mai più.

lunedì 5 ottobre 2009

voli pindarici e giravolte

"Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo" (Alessandro Baricco - Oceano Mare)

ecco, come glielo spieghi?

lunedì 28 settembre 2009

cose che capitano ai vivi

ovvero non credo nelle leggi di murphy, sono loro che credono, fortemente, in me.

no, niente. in effetti non capisco perchè mi stupisco. a chi potevano dare la macchina sostitutiva con la revisione scaduta da 5 mesi? ma soprattutto... chi poteva avere la stramaledetta fortuna di essere fermata dalla polizia stradale con tanto di verbale e sequestro del libretto?
e non parliamo del fatto che stamattina sono scesa di casa all'alba cercando un bancomat per prelevare ed ho dovuto girare 4 isolati perchè tutti i bancomat dicevano "prelievo non disponibile".

ed ovviamente è solo lunedì. (e non oso pensare a cosa può riservarmi questa splendida settimana che inizia...)

ah, dimenticavo. paolo fox continua a dire che l'anno prossimo per il cancro sarà un anno FENOMENALE. non so perchè... io inizio ad essere seriamente preoccupata.

sabato 12 settembre 2009

e quindi?

il mio oroscopo è scoppiettante. la luna in cancro, e poi venere e da gennaio persino giove. dopo una faticosa primavera finalmente tutto inizia a girare nel verso giusto. il lavoro va bene e l'amore, uh, non ne parliamo. trovo la persona giusta, mi sposo, faccio pure figli. il tutto con il favore delle stelle. mieto successi e riconoscimenti. da non stare nella pelle!
e quindi? l'ultima volta che il mio oroscopo diceva cose del genere per me è stato un anno orribile. ecco. ora, dopo un momento di entusiasmo, posso, tranquillamente, tornare a stirare.

guardando le distanze

"l'estate sta finendo
e un anno se ne va

sto diventando grande

lo sai che non mi va.
"

poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno (no, non sono ancora rughe. è solo il tempo che lascia qualche impronta... ). gli anni passano e si cambia. si cambia in continuazione, nonostante tutto.
guardo le foto di quella che sembra una vita fa. i capelli lunghi ed indomiti e un futuro tutto da inventare e sperimentare. un mese intero a Vienna a studiare il tedesco, che tutt'ora non so parlare, ed a dormire nei parchi in pieno pomeriggio. sono passati tredici anni: i miei capelli sono molto (soprattutto dopo il taglio, netto, di oggi) più corti ed il futuro è ancora lì, da inventare e da provare, senza nessuna certezza apparente in tasca, e nemmeno in un cassetto.
non è questione di voler far un bilancio della propria esistenza. diciamo che provo a fare due somme e due sottrazioni, giusto per capire se gli investimenti hanno fruttato dei guadagni, oppure se sono in perdita.
non riesco, nonostante le somme e le sottrazioni, ad avere la percezione di quanto sono cambiata. guardando indietro mi rendo conto che alcune cose non sono più le stesse, ma non ho idea di quando sia capitato. ma è capitato, e me ne sono accorta dopo mesi, me ne sono accorta anche grazie a qualche buona amica che riesce, sempre, a darmi uno sguardo diverso su come sto al mondo.
sono cambiata, ma c'è una ferita dentro me che non riesco, nonostante tutto, a far passare. la chiamano la ferita dei non amati e sembra quasi un paradosso dirlo perchè mi rendo conto di aver sempre ricevuto tantissimo amore. ma una parte, fondamentale, di quell'amore lo vedo adesso, a trent'anni. lo vedo perchè razionalmente capisco certe cose. lo vedo, ma tutt'ora, non riesco a riconoscerlo. è proprio questo il difficile dell'amore, riconoscerlo.
e così sono incastrata, da una vita intera, in dinamiche che non so come scardinare. ed ogni volta che mi sento allontanata da qualcuno ricado nello stesso vortice. e non serve a niente metterci tutto il raziocinio ed il cinismo che ho. non serve a niente. ogni volta, ogni dannatissima volta, mi ritrovo davanti a quella stessa ferita. ed ogni volta faccio sempre gli stessi errori.
ed è complicato spiegare. spiegare che non sono capace ad affrontare i conflitti. che le distanze ed i silenzi aprono dentro me una ferita che non riesco a sopportare. che ogni volta mi sento in difetto. che la distanza ed il silenzio mi danno la sensazione, ogni volta di più, di non essere accettata, capita, oppure solo voluta. la sensazione che se sono me stessa e sono sincera non vado bene, che avrei dovuto essere diversa, avrei dovuto capire, per non perdere tutto.
come essere davanti ad una porta. e per quanto ti dicano che è solo socchiusa e basta un attimo di tempo perchè si riapra, io continuo a vederla chiusa. e quel vederla chiusa m'incastra e m'ingabbia.
eh si, sto diventando grande. e poco importa se spunta qualche capello bianco oppure la mia faccia inizia ad avere qualche segno. ora sono davanti ad una porta e, nonostante tutto, non so davvero che fare.

giovedì 10 settembre 2009

Boys Don't Cry Trailer

mi ostino a riguardarlo. ed ogni volta è un pugno allo stomaco. ogni volta un dolore dentro al petto forte e diretto. una storia vera, per quanto romanzata dal film. una storia crudele e spietata come sa esserlo solamente la realtà. sono passati 16 anni dalla morte di Brandon Teena e con l'ondata di omofobia e transfobia che stiamo vivendo in Italia mi chiedo quanto le cose siano cambiate. quanto coraggio dovremo avere per vivere la nostra normalissima diversità alla luce del sole, quanto sudore per ottenere dignità. perchè alla fine, sembra un paradosso dirlo, l'unica cosa necessaria ad ogni essere umano è vivere con dignità. e questa dignità è fatta da diritti e doveri, da riconoscimento e libertà.

qualche giorno fa a Roma un manifesto recitava "I Have A Dream... i froci al colosseo ma con i leoni!" e così mi sono ritrovata a parlare con varie amiche ed amici di paura. paura di questa violenza che si sente nell'aria, paura che la situzione degeneri, paura che questi ragazzi con la testa rasata si sentano legittimati a fare tutto. mi sono ritrovata a pensare alle mie paure.

ho le paure che hanno tutti. ho paura di innamorarmi e di rovinare tutto. ho paura di non riconoscere uno sguardo e perdermi dietro chimere inutili e prive di senso. di un futuro che vedo in salita e pieno di ostacoli. di non smettere mai di essere precaria, sia nel lavoro che nella vita. di veder andar via le persone che amo e non saperlo accettare. di non arrivare a fine mese e di dimenticare il ferro da stiro acceso. che i miei genitori non ci siano più perchè mi chiedo se sarò in grado di stare in piedi senza di loro. di non saper difendere un piccolo principe dalle brutture del mondo. di perdere il treno, oppure l'aereo, perchè parto sempre in ritardo.

non ho paura di essere quello che sono, sorridendo e andando avanti con la mia miglior andatura strafottente. non sono ancora stanca di lottare e non ho paura. non ho paura di chi manifesta coprendosi il viso, perchè non vedo nessuna forza nel nascondersi. non ho paura di chi si mette nel branco ed imbraccia un bastone, perchè credo che sia solo un gesto vigliacco ed ignorante. non ho paura di andare a testa alta e neppure di mettere nome, cognome e faccia, in ogni cosa che faccio. non ho paura della fatica, perchè nemmeno arrivare fino a qua è stata una passeggiata.

e no, non ho nessuna paura dei leoni. perchè se guardo la strada che ho fatto per arrivare fin qua, quello che vedo è che i leoni ho imparato ad ammaestrarli.

martedì 8 settembre 2009

Allegriaaaaaaa...

alle 13.59 la notizia rimbalza da un angolo all'altro del web tra ironia e dispiacere. è morto Mike Bongiorno, il papà della televisione (come lo chiamano i principali quotidiani on line). è morto per infarto a Montecarlo.
non mi piace e non mi è mai piaciuta la caccia alle belle parole appena il personaggio di turno passa a miglior vita. che, chissà come mai, ma da morti so' tutti bravi. non discuto minimamente quello che ha fatto e quello che è stato con il suo modo di essere e fare televisione. ma non credo che sia per i meriti artistici che la gente rimane dispiaciuta. credo che la questione sia un altra.
ho 31 anni. sono cresciuta con la televisione fino a quando non ho deciso di spegnerla e relegarla a compagna di sporadiche sere in cui sono persin troppo pigra per affittarmi un film e vederlo. ed ora leggo che Mike è morto. e non mi dispiace perchè sono sentimentale (anche se dannazione, lo sono!). mi dispiace perchè è stato, alla fine, come un "nonno". quando ero piccola lui era già in tv e l'ho visto invecchiare. e così ora mi stranisce un po' pensare che non farà l'ennesima pubblicità con Fiorello oppure che non verrà invitato per la settecentesima volta a prendere il telemiao alla carriera. mi stranisce come mi straniscono le morti delle persone che conosco da sempre, anche se non hanno mai fatto parte della mia vita, se non marginalmente. il vecchio sindaco del paese con cui chiacchieravo sempre quando andavo a trovare i nonni, oppure la negoziante del paese da cui non volevo mai andare perchè mi chiamava "stella" e spiegava, ogni volta, a tutti gli altri acquirenti chi ero e cosa facevo. oppure l'edicolante da cui andavo ogni settimana a comprare il "topolino".
mi straniscono queste perdite. forse perchè mi danno la netta sensazione del tempo che passa portandosi via le cose. come se si portasse via un pezzo di me che d'ora in avanti potrò ritrovare solo nei ricordi. un po' come quando è morto mio nonno ed ho sentito come se un pezzo della mia infanzia se ne andasse e non era solo perchè affrontavo un lutto doloroso ed ingombrante. perchè con lui se ne andavano le mie estati a piedi nudi e le gite la domenica. le giornate a giocare a nascondino e le corse per i campi dopo aver "preso in prestito" la frutta dagli alberi del vecchio lattoniere del paese. llo stare a zonzo con gli amici a combinare guai e le domeniche a "servir messa" per avere la mancia. le cene alla domenica sera in cui c'era sempre qualcuno che arrivava tardi e un posto sempre pronto per essere aggiunto. la vendemmia e l'uva da schiacchiare, la nebbiolina di settembre e le castagne ad ottobre per scaldare le mani. le vacanze di natale ed il carbone alla befana. le scarpe slacciate ed le bucce d'arancia sulla stufa. la brace nel letto per togliere un po' di gelo e le coperte spesse e pesanti sotto cui non ci si riusciva a muovere. le lenzuola di lino con le iniziali di papà ed il cane che saltava sul letto per svegliarti. il latte appena munto e la legna da sistemare.
la netta sensazione del tempo che passa. e le cose che se ne vanno. e tutti i cambiamenti che si vedono nitidamente come sotto una lente d'ingrandimento. ed un po' di malinconia rimane sempre. perchè molte cose, a viverle adesso, hanno un altro sapore e poco importa se migliore oppure peggiore. e quel sapore che sembra andarsene ti rimane addosso come una seconda pelle e sa di buono e sa di casa. ed ogni volta che chiudi gli occhi e e ci pensi... riesci solo a sorridere.

lunedì 7 settembre 2009

la tigre

"ognuno di noi ha le sue tigri. io la mia continuo a tenerla al guinzaglio nell'attesa che mi divori."

e che sia una tigre, un gattino a pancia all'aria oppure un nome con tanto di profumo e consistenza della pelle, ognuno di noi ha il suo fantasma. alcuni lo dimenticano fino a quando non si ripresenta davanti agli occhi, altri fanno finta di non vederlo nascondendosi dietro scuse poco plausibili, altri ancora lo affrontano quotidianamente, sperando di riuscire a salvarsi.

ho camminato nel fresco di un estate che sbiadisce come carta lasciata al sole. ho camminato per arrivare là, dove è possibile guardare tutta la città che si accende mentre il buio la inghiotte. mi sono seduta davanti alle montagne silenziose ed ho aspettato che passasse il tempo. e nel buio ho sentito arrivare la tigre. sapevo che sarebbe arrivata, sapevo mi avrebbe trovato. mi trova sempre, da tanti anni ormai. non serve a niente provare a nascondermi oppure a fuggire. lei, ad un certo punto, arriva. ed ogni volta ha una forma diversa. ogni volta cambia, come cambia la mia vita. ed ogni volta che l'ho vista cambiare ho pensato di aver sconfitto un fantasma e di dover affrontarne uno nuovo.
nel tramonto di quest'estate che finisce per la prima volta ho trovato il coraggio ed il sangue freddo di puntare i miei occhi nei suoi ed ho capito che pur cambiando forma è sempre la stessa tigre. sempre la stessa paura da affrontare, sempre lo stesso fantasma.
ed ora cammino, spalle larghe, mani in tasca e la mia solita andatura, con una tigre al guinzaglio. è la mia tigre, ha i miei stessi occhi.