lunedì 23 novembre 2009

Perché sei sempre triste? Gli ho chiesto.

Non sono triste.

Sì che lo sei.

Non è quello mi ha detto. Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.

Io sto aspettando, mi ha detto.

Cosa?

Sto aspettando di fare ciò per cui sono nato.

Alessandro Baricco, Questa storia

sabato 21 novembre 2009

potere e dovere.

è soltanto rassicurante realizzare che ci viene affidata una sola vita, e con quella vita possiamo fare tutto quello che ci pare.
ho detto possiamo?
volevo dire dobbiamo.

places that pull: nuova zelanda (in 4 mesi) - settimana 13: in cui due g. si raccontano

venerdì 20 novembre 2009

l'intelligenza del cuore.

"Ehi, amico... Noi creature del caso abbiamo desideri bizzarri e amori inspiegabili. Ci sono tizi che potrebbero distruggersi senza ottenere un'unghia da noi, e altri che ci portano a casa con un mazzo di fiori. Tu mi hai senza contropartita, e sai perché? Perché quando mi hai vista sputare sangue mi hai preso la mano, perché hai pianto. Allora ascolta, amico: io avevo un cane, una volta. Quando tossivo mi guardava, abbassava le orecchie e diventava triste. E' l'unica creatura che abbia mai amato. Io ti ho amato subito come quel cane. Se voi uomini sapeste che cosa si può ottenere in cambio di una lacrima! E allora, amico, adesso cerca di usare la tua intelligenza del cuore con me, perché quelle come me sono abituate ad avere intorno gente che scruta ogni loro frase, che interpreta ogni loro desiderio. E questi non sono amici, no, sono solo amanti egoisti che sperperano i loro capitali non per noi, come credono, ma per la loro vanità. E noi siamo di buon umore quando loro sono di buon umore, e dobbiamo essere in salute quando loro hanno voglia di andare a ballare... Siamo professioniste, oggetti del loro lusso, al primo posto della loro superbia ma ultime nella loro stima. Noi non possiamo permetterci né amori né amicizie sincere, non possiamo perché sappiamo come va a finire - almeno io lo so, io so molto bene come va a finire... Perché già tutte le ho conosciute, conosciute tutte: ho conosciuto le sere, le mattine i pomeriggi, ho misurato la mia vita con cucchiaini da caffè; così come potrei rischiare? E se invece volessi, io, per una volta, rischiare? Posso io, per una volta, pretendere un uomo che non mi chieda conto della mia vita, che sia amante dei miei sentimenti più che del mio corpo? Ho incontrato te: giovane, raggiante... E ora sto cercando di capire se sei in grado di emanciparti dalla rumorosa solitudine che mi circonda. Allora, amico, guardami, guardami! Ci vuoi provare? Perché se ci stai, per me va bene. Ma se sei il solito amante volgare, allora fa' come tutti gli altri: pagami, e non ne parliamo più." - Lella Costa - La traviata

inseguendo notti insonni e giornate troppo lunghe ho cullato il mio tempo ed il mio silenzio ed ho misurato la mia vita con cucchiaini di caffè. e, tra un accendino ed un sacchetto, ho scoperto che sono arrivata al confine più lontano dal mio cuore. sono arrivata a vedere lontano ed immensamente vicino. fino a farmi male, fino a vedere quella realtà che spesso, inconsapevolemente, mi nascondo. per paura, oppure solo per noia. confondendo la percezione che ho di me stessa con la percezione che mi rimandano gli altri. ed ho mischiato quello che sono con quello che vorrebbero, gli altri, ch'io fossi.
l'attenzione degli altri che misura la nostra esistenza. e non so pretendere. e quando provo a farlo divento egoista. e non so difendermi. ho muri enormi attorno, imprese edili al mio servizio sempre. poi sono muri di cartapesta e con un soffio vengono giù. e mi ostino, ostinatamente e testardamente, a fidarmi. mi fido senza contropartita perché penso che ognuno faccia, sempre, il meglio che può. in base alla consapevolezza ed alla paura che ha, in quel momento dentro. e ci sono paure che limitano, paralizzano e ingabbiano. e paure che spingono un passo più in là, dove qualcuno ci sta aspettando.
ho imparato, passo dopo passo, a volermi bene. e nel volermi bene ad amare, senza ritegno, ogni mio piccolo difetto ed ogni mia rigidità. ho imparato ad amare il mio modo, devastante, di crollare per poi ricostruirmi più forte e più indifesa, ogni volta di più. ho imparato che mi merito quello che di bello ci può essere, ed ho imparato a riconoscere le cose per cui vale la pena perdersi. ed anche quelle per cui vale la pena ritrovarsi.
e poi, forse, non ho capito nulla. ma di quel nulla faccio tesoro e lo porto dentro. e lo difendo. perchè quel nulla sono i miei pensieri insignificanti e le piccole cose. sono un sorriso ed il cuore che batte, per una volta, sereno. e per quel posto, per quel cuore calmo, si può anche cercare una vita intera. e forse anche due.
l'intelligenza del cuore quando tutto fa male fino a far scendere le lacrime senza controllo. quando non trovo il modo di imparare a scendere quella diavolo di scaletta, per toccare, finalmente terra e lasciare questa nave. per non saltare in aria, seduta, sulla dinamite.
l'intelligenza del cuore per smetterla di prostituire il mio cuore. per smetterla di fidarmi dei soliti amanti volgari e permettere, e permettermi, qualcuno che si prenda la briga di stancarmi. ed iniziare a fidarmi di me.
ed inseguo le notti ed i mattini. e le giornate stanche e le serate immerse nel silenzio più sincero che esista. ed in quel silenzio ci sento tutto il rumore che posso. accogliendo il vuoto ed aspettando, nuovamente, di riempirlo.
ed ho imparato a scommettere e, forse, a prendermi meno sul serio. lasciando alle spalle la paura di perdere. per non perdermi, tra le pieghe di questo silenzio.
e rimango davanti a questa porta chiusa nonostante il male che fa il vuoto che poteva riempire. rimango perchè ho imparato a fidarmi della mia pelle. rimango, senza contropartita, fino al momento esatto in cui sentirò di dover rimanere, non un attimo in più, e non uno in meno. perchè sono arrivata al punto più nascosto del mio cuore. e so di aver fatto il mio meglio, con la mia coerenza e la mia sincerità. rimango. senza una ragione che si possa spiegare e senza un motivo per convincere nessuno. che non devo convincere nessuno della mia intelligenza del cuore, dovesse anche essere l'abbaglio più grande, l'errore più doloroso. dovesse anche, io rimango. al mio posto. al posto che ho scelto, senza nemmeno accorgermi di aver scelto. con l'istinto, l'irragionevolezza ed il cuore. perché per quel posto vale la pena anche di perdere. e di perdersi.

e se volessi, io, per una volta, rischiare?

mercoledì 18 novembre 2009

not a problem, but a reality


l'originale trovato qua.

Stanchezza

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose -
queste e ciò che manca in esse eternamente -
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente -
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza…

da Poesie di Alvaro de Campos (F. Pessoa) (trovata qui)

martedì 17 novembre 2009

Negramaro - Meraviglioso

ti sembra niente il sole?

You are you.

venerdì 13 novembre 2009

Jeff Buckley - Hallelujah

Well, maybe there's a God above
But all I've ever learned from love
Was how to shoot somebody who outdrew you
It's not a cry that you hear at night
It's not somebody who's seen the light
It's a cold and it's a broken Hallelujah

lunedì 9 novembre 2009

parole sante.

chi nasce tondo non può morir quadrato.

sabato 7 novembre 2009

a una donna. a nessuna. e centomila [cit.]

cosa piace a noi delle donne? il loro camminare,
che fa girare la testa al passaggio,
il fulmine di chi si sente tradita e gelosa di noi.
ci piace guardare e sognare due occhi in direzione contraria,
lo sguardo che sa del tempo da voler perdere insieme.

belle le spalle che immagini subito, i fianchi da cucire ai nostri.
ed il fiato. il fiato.
quello che ascolti e subito dopo lo vuoi respirare.
ci piace il vento che muove loro i capelli ed immaginare le mani,
le nostre, più giù.

amiamo l’arte che è dentro le donne.
crediamo alle donne che vivono d’arte.
e la pioggia dei loro occhi,
vivissimi e tristi,
da asciugare al caldo di un sole cialtrone.

ogni donna è pozzo e la sua acqua, vita.
e se l’acquavite la bevono ci piacciono ancora di più.
ci piacciono quelle che restano, quelle che vanno,
che avremmo voluto e loro invece no.
quelle tornano, qualche volta, e dicono adesso.

e quando un loro ricordo viene a trovarci ricamando nell’aria,
e la loro testa che ci fa perdere la nostra.
e le gambe da dove risalire, tra le quali tremare.
annusare la pelle quando sa di temporale.
specchiarci nei denti quando si allarga il sorriso.

sposiamo le idee delle donne. amiamo l’idea che abbiamo di loro.
e ci piace il loro piacere, che si scioglie nel nostro,
ogni giorno che loro vorranno.

e ci piacciono, soprattutto, gli errori che fanno.
quando li fanno
con noi.

baskerville (appunti inutili per un mondo strano)